Manca sempre meno al Palio dell’Assunta, i canti di gioia e speranza di questi giorni si tramuteranno in tensione, culmineranno nella toccante cerimonia della benedizione del cavallo nei vari oratori e quando il correttore pronuncerà quella esortazione la commozione non sarà più contenibile così come le lacrime. Da quel momento non sarà più possibile fermare la macchina perfetta del Palio, i cuori inizieranno a battere al ritmo inesorabile di “Sunto” mentre per poco più due ore sfilerà il corteo storico fino a quando gli occhi ed i fazzoletti saranno tutti per il tanto ambito cencio che farà il suo ingresso sul carroccio trainato dai buoi.

Il Palio è fatto di vibrazioni, di momenti e di attese che ti tolgono il fiato, un condensato di sensazioni ed emozioni irresistibili, uniche, che ti toccano l’anima, perchè non è una rievocazione storica ma è un rivivere ogni volta quegli stati d’animo di gioia e dolore che ti sono familiari e che ti segnano la vita.

Il Palio sono giorni e giorni a cantare tutti insieme in contrada per la strada grandi e piccini, sono le infinite chiacchiere accompagnate da bevute fino a tarda notte, è il sentirsi in famiglia anche quando sei oltre mille, si perché con quei volti hai condiviso gli anni più belli della vita.

Il Palio di mezz’agosto è la massima espressione della fusione tra sacro e profano, la processione dei Ceri e dei Censi, che ancora oggi si ripete ogni anno alla vigilia della festività dell’Assunta, ha origini antichissime, e anzi potremmo affermare che la corsa di cavalli nasce in conseguenza di questa cerimonia, non viceversa. Una cerimonia dal profondo significato liturgico, con la quale Siena confermava ogni anno la propria devozione alla Vergine, ma che a partire dal XIII secolo assunse sempre più marcatamente anche un valore politico e simbolico, che finì per diventare preponderante perché la processione si tramutò in un momento di straordinaria autocelebrazione civica, dove Siena affermava la propria grandezza e supremazia, imponendo a tutte le comunità del contado soggette alla Repubblica di omaggiare la Madonna mediante l’offerta di cera in Duomo.

Sacro e profano sono un mix magico che accompagna vari riti del Palio, uno dei più belli e solenni è la benedizione del cavallo che avviene nelle varie chiese delle contrade prima dell’inizio della passeggiata storica, una commozione avvolge tutti i partecipanti stretti intorno al suo unico mito il cavallo (perchè ricordiamolo a Siena può vincere anche scosso), l’unico portacolori che non tradirà mai le speranze del suo popolo e che metterà tutto se stesso per prevalere nei confronti degli altri, il fantino può anche “vendersi”. L’atmosfera che si vive in questo momento è né più né meno quella del congedo delle armate che vanno a combattere la battaglia, e dopo che il correttore ha pregato e chiesto alla madonna l’incolumità per il cavallo chiude il rito con un ordine solenne: Va’ e torna vincitore! un urlo, un implorazione che arriva dritta ai cuori che si stringono intorno al proprio barbero e alla sue gesta eroiche 

Vincere il Palio, non significa esclusivamente conquistare il drappellone e la supremazia, almeno per quei giorni, sulle altre Contrade ma concretizzare il momento di apogeo di una comunità e della sua vita nel corso dell’anno, non dimenticando di porgere il dovuto ringraziamento alla “regina e patrona” della città: “L’ultimo atto religioso, a sottolineare come tale aspetto non sia una cornice ma un’inclusione, è il ringraziamento della Contrada vincente: chi vince il Palio va a prendere il drappellone (che viene presentato alla Madonna il giorno prima della festa) sotto il palco dei Capitani, per poi condurlo verso la chiesa della Vergine in onore della quale si corre, scortato da tutte le altre Contrade che hanno corso in in segno di omaggio. All’interno della chiesa (la Cattedrale, in occasione del Palio dell’Assunta), viene cantato un inno medievale, una laude mariana chiamata “Maria mater gratiae”, inno tradizionale di ringraziamento alla Madonna, nuovamente cantato nell’oratorio della Contrada”.

l Palio è una parodia della vita, con le sue speranze le gioie e i suoi dolori, è una battaglia dove uno vince e festeggia ed è padrone della città e chi perde “va a letto” si dice a Siena e tra poche ore per i senesi sarà già inverno.

Tanto a me non mi fai niente

Non mi lavi e non mi stiri

Sotto al ponte dei sospiri

Ti c’ho visto a fare all’amor.

Tutti i baci che m’hai dato

l’ho gettati in una vasca

ti vo qui

ti vo là

ti vo in tasca,

l’ho trovato più bello di te.

Più carino più elegante

Più sincero nell’amore

Io gli ‘ho dato in pegno il cuore

Finché vivo lo voglio amar.

Finché vivo finché campo

Finché dura la mia vita

Io mi vesto da eremita

E in convento voglio andar

In convento a suonare

A suonare la campana

A suonarla per chi s’ama

Per chi s’ama e si vuol ben

E suona suona campanina

Che per me non suoni mai

Ma quest’oggi suonerai

Suonerai soltanto per me.

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