Sua Signoria il Chianti Rosso

Conosci le origini del Chianti Rosso e del suo Gallo Nero? Sai la differenza tra Chianti e Chianti Classico? Scopri tutto…

Il Chianti Classico è forse il vino rosso italiano più conosciuto nel mondo. In questo articolo:

Miti e leggende sul chianti rosso

Il marchio che da sempre distingue le sue bottiglie è il Gallo Nero, espressione di un territorio splendido legato ad una simpatica leggenda,  storico simbolo dell’Antica Lega Militare del Chianti e riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari sul soffitto del Salone dei Cinquecento, nel fiorentino Palazzo Vecchio.

La leggenda del Gallo Nero deriva dalla storica contesa tra Siena e Firenze. Chi non è toscano non potrà forse capire, ma vi assicuro che ogni città di questa regione conserva il proprio orgoglio spesso in “opposizione” ad un’altra… Forse un retaggio del passato, forse solamente orgoglio di appartenere ad un territorio così bello e ricco…

Ma torniamo alla leggenda…

Si narra che nel XIII secolo, ormai esauste dalle continue lotte, le due città decisero di risolvere la questione con un metodo curioso: due cavalieri, al canto del gallo, avrebbero dovuto galoppare partendo uno da Siena e l’altro da Firenze, il punto del loro incontro avrebbe determinato i confini dei rispettivi comuni.

I furbi Fiorentini scelsero un gallo nero e lo tennero senza luce e cibo per giorni, in modo che cantasse prestissimo la mattina, confuso dall’astinenza e dalla privazione di luce. 

Il giorno fatidico della partenza, non appena fu tolto dalla stia, il gallo nero cominciò a cantare fortemente anche se l’alba era ancora lontana consentendo quindi al cavaliere di Firenze di partire immediatamente e con grande vantaggio su quello senese, che, per partire, dovette attendere le prime luci dell’alba quando il suo gallo cantò regolarmente.

Ma dato il notevole ritardo che aveva accumulato nei confronti dell’antagonista, il cavaliere senese percorse solo dodici chilometri, poiché a Fonterutoli incontrò l’altro cavaliere. Da allora il confine è rimasto pressochè invariato; infatti il territorio Chiantigiano fiorentino è molto più esteso rispetto a quello senese.

Cosa c’è dentro al Chianti?

Dentro ad un bicchiere di vino rosso Chianti c’è la spremuta del territorio, i profumi ed i colori delle colline a perdita d’occhio come in un quadro, ordinate in maniera geometrica tra vigneti ed oliveti, popolate da pievi e castelli pregni di storia, di strade bianche dove è bello impolverarsi le scarpe in estate e infangarsele in inverno alla ricerca del senso della vita, proprio come dentro ad un buon calice di rosso.

Questo vino stimola riflessioni, allontana lo stress e le ansie quotidiane, solletica i sensi e coccola il palato.

Il Chianti non è solo un vino rosso ma è anche uno stile di vita, dove ancora il tempo ha un valore, così come il rispetto delle persone e delle tradizioni che si tramandano di generazione in generazione. È bello svegliarsi al mattino al canto del gallo e farsi scandire le giornate dal suono delle campane. Qui ancora usa andare al circolino del paese a giocare a bocce o a carte e gli uomini fanno a gara ad avere l’orto più bello.

Tutto questo nel 2020 vi sembrerà incredibile ma è il segreto dei nostri grandi vini rossi, quel mix magico tramandato da generazioni che viene lentamente trasmesso al vino mentre riposa nelle botti e lo aiuta ad evolversi in un elisir unico. 

Questo territorio ha attratto negli ultimi trent’anni personaggi da tutto il mondo che qui hanno deciso di acquistare case e fattorie e di venire a godersi la meritata pensione creando il cosiddetto “Chiantishire”.

Le origini di questo vino

La nascita del vino Chianti si perde nei secoli. La sua consacrazione è avvenuta nell’800, la prima delimitazione ufficiale è del 1932 e la Denominazione di Origine Controllata del 9 agosto 1967 in cui si fissano le sue caratteristiche in un apposito Disciplinare.

Il Consorzio Vino Chianti si è costituito nel 1927 ad opera di un gruppo di viticoltori delle province di Firenze, Siena, Arezzo e Pistoia, si tratta di oltre 2500 produttori, che interessano più di 10.500 ettari per più di 600.000 ettolitri di vino. 

La zona di produzione è costituita da territori delimitati per legge, un ambiente caratterizzato da un sistema a grandi terrazze con vallate attraversate da fiumi.

La differenza tra Chianti e Chianti Classico

Esiste da tempo un po’ di confusione tra Chianti Classico e Chianti. Spesso nel consumatore, ma anche negli addetti ai lavori, il confine tra questi due ambiti si perde e il risultato è che troppo spesso il suffisso “Classico” viene tralasciato.

In realtà, quel suffisso è veramente importante, perché distingue il vino Chianti Classico dal vino Chianti: due DOCG differenti tra loro, con un disciplinare, una zona di produzione e un Consorzio di tutela diversi.

Era il 1716 quando il Granduca di Toscana Cosimo III fissò in un bando i confini della zona di produzione del Chianti, area compresa tra le città di Firenze e Siena in cui nasceva l’omonimo vino, che già allora riscuoteva grande successo. Allora nel territorio chiamato “Chianti” si produceva il vino “Chianti”.

Le “capitali” di questo vino sono infatti le città di Firenze e Siena: si tratta di 70.000 ettari di rara bellezza, che comprendono per intero i comuni di Castellina e  Gaiole in Chianti, Greve e  Radda in Chianti e in parte Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.

All’inizio del XX secolo, quando la notorietà del vino Chianti aumentava di anno in anno e il territorio di produzione non riusciva più a soddisfare la crescente richiesta nazionale e internazionale, si iniziò a produrre vino al di fuori della zona del Chianti delimitata nel 1716, chiamandolo ugualmente “Chianti” o “vino prodotto all’uso del Chianti”.

Fu così che nel 1924 i suoi produttori fondarono il “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine” per tutelarne la produzione.

Nel 1932, attraverso uno specifico decreto ministeriale, fu aggiunto il suffisso “Classico” per distinguere il Chianti prodotto nella zona di origine. Da allora il vino Chianti è quello prodotto al di fuori dell’area geografica chiamata “Chianti” (in diverse zone che si aggiungono spesso al nome: Chianti Rufina, Chianti Colli Senesi, Chianti Colli Aretini, Chianti Colli Pisani), mentre il Chianti Classico è il vino prodotto nella zona di origine chiamata “Chianti”, quella appunto stabilita da Cosimo III.

Un brindisi alla toscana: a base di Chianti!

Per degustarlo al meglio la bottiglia deve essere aperta qualche ora prima, permettendo al vino di ossigenarsi e sprigionare tutti i suoi profumi.

La temperatura ideale di servizio è di 16-18 gradi; se più elevata si rischia di soffocare nell’alcolicità ogni profumo, se inferiore si accentua la percezione della componente acida.

È inoltre importante, quale che sia l’abbinamento, scegliere il bicchiere giusto: è necessario servire il vino in un calice a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi, per esaltarne il bouquet.

Questo vino è di colore rosso rubino, tendente al granato con la maturazione, di sapore armonico, sapido, leggermente tannico, con odore intenso, vinoso, con sentori di mammola.

Può essere consumato come vino giovane, fresco e gradevole al palato, ma è ben nota inoltre, per alcune zone, la sua vocazione ad un medio e lungo invecchiamento, con cui matura corpo, profumo e fragranza inconfondibili.

I vitigni fondamentali che concorrono alla formazione del vigneto sono i seguenti: Sangiovese minimo 70%, complementari fino al 30% con un massimo per i bianchi (Trebbiano, Malvasia) del 10% e del 15% per i Merlot e il Cabernet.

Un vino “premiato”

Il vino rosso del Chianti ottiene ogni anno riconoscimenti dalle guide più prestigiose del mondo, quest’anno nel 2019, la autorevole rivista “Wine Spectator” riconosce il terzo posto al Chianti Classico 2016 San Giusto a Rentennano, il 17° posto al Chianti Classico 2017 Castellare di Castellina, 19° posto al Chianti Classico Riserva 2015 Tenuta di Bibbiano, al 33° posto Chianti Classico annata 2015 Castello di Gabbiano. 

Un vino Chianti Classico è sul podio, e altri tre vini sono presenti nella classifica generale: un risultato davvero straordinario per la denominazione. La Guida del Gambero Rosso, che attribuisce gli ambiti Tre Bicchieri, come punteggio massimo, ha premiato 24 Chianti Classico, un record nella storia della denominazione e un record in ambito regionale.

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