Lo sport ha da sempre occupato un ruolo di fondamentale importanza nella società.

Lo sport come momento di vera, sana aggregazione, unico strumento in grado di  abbattere tutti quei muri che creano divisioni tra gli uomini in virtù del loro diverso credo religioso, politico, della provenienza geografica o del colore della pelle.

Oggi più che mai si sente l’esigenza di sentir parlare di sport in questi termini.

“Storia di una cintura che vuole cambiare colore” (Betti editore), il racconto pubblicato in questi giorni  da Giuseppe Galasso, come iniziativa portata avanti insieme al Cus Siena, sembra proprio aver colto questa esigenza avvertita a livello sociale, proponendosi come apprezzabile mezzo per la promozione e diffusione della disciplina del Judo e con esso di tutti gli sport che, come dice lo stesso autore nella sua introduzione, vengano praticati secondo principi di de coubertiana memoria.

Una lettura gradevole che attraverso il dialogo tra un padre Maestro di Judo e il proprio figlio, introduce a questa disciplina con un approccio scorrevole ma al tempo stesso intenso tracciando, nell’evocare i principi sui quali si basa il Judo, un vero e proprio percorso sul quale incamminarsi per il miglioramento personale e sociale.

Si percepisce come l’autore voglia rivolgere questo messaggio intanto a tutti quei ragazzi che praticano o vogliano avvicinarsi a questo sport e la presenza  di Lupo Alberto  disegnato da Silver  con il Judogi e rappresentato in vari atteggiamenti da giovane Judoka sul tatami rende ancora più gradevole e divertente lo sfogliare delle pagine.

Ma il testo si presta anche ad un altro tipo di lettura. 

La metafora della strada di cinture o  della scala rappresentata graficamente in maniera suggestiva da Yuri Ferretti che ha curato con abile tratto anche  le altre illustrazioni del libro, sembra voler offrire nell’incedere del racconto un cambio di marcia e una chiave di lettura diversa elevandone il livello e offrendo spunti di riflessione che, se adeguatamente interpretati ed applicati in pratica rappresentano un contributo per lo sviluppo di quelle che vengono definite relazioni che fanno bene per una sorta di riqualificazione valoriale della società.

Il richiamo iniziale che Giuseppe Galasso fa a  Jigoro Kano riportandone una sua frase Non è importante essere migliori di qualcun altro ma migliori di ierida solo basterebbe, proprio in questo momento storico dove tutti cercano di sopraffare laltro,  a stimolare riflessioni profonde sul senso della vita. Vincere e possedere non ci rendono felici, non ci rendono migliori, si cresce cercando il miglioramento interiore in maniera costante, lavorando su noi stessi senza invidie e scorciatoie. Maggiore sarà lo sforzo per raggiungere la vetta tanto più sarà la soddisfazione di averla raggiunta!

Giuseppe Galasso coglie laspetto più profondo di questa Arte Marziale laddove, come ci insegna nel suo racconto, la crescita interiore deve andare di pari passo con quella estetica ovvero fisica.

Alla base del Judo si trovano radici profonde, fatte di principi, valori e insegnamenti degli antichi Samurai. Questi insegnamenti portano in se il valore aggiunto di questa disciplina: leducazione e lallenamento della mente e dellanima.

L’apparente semplicità della storia  di un bambino  di nome Alberto affascinato dal padre, maestro di judo, sembra volerci raccontare quale e come dovrebbe essere il rapporto tra un genitore e il proprio  figlio.

Un rapporto  fatto di mistero e complicità, di passioni comuni, di gioco, sempre fondato sul confronto e la condivisione che piano piano si trasforma in un dialogo più intenso  tra maestro e allievo in una dimensione diversa, quella del tatami, ma parallela e speculare a quella del vivere quotidiano.

Una bellissima storia, un richiamo alla società che ne ha tanto bisogno, dove il padre Maestro di vita ancora prima che di Judo, insegna il rispetto donandolo prima di pretenderlo e nellaccettare il gioco innocente del bambino lo riempie di significati e messaggi:

Quando sarai arrivato in cima e avrai raggiunto lultimo gradino della scala, quando sarai convinto di essere arrivato al traguardo finale, se avvertirai dentro di te la sensazione che ancora tanta strada ci sia da fare, vorrà dire che il tuo traguardo è stato realmente raggiunto

La chiusura sembra voler tracciare un percorso da intraprendere e perseguire con grande determinazione quando lautore, riferendosi a tutti quegli atleti che praticano il Judo scrive sul tatami, come nella vita, la loro forza, la loro diversità, non era la potenza fisica ma la potenza dei valori che i loro maestri gli avevano insegnato, perchè non si perdessero gli insegnamenti degli antichi Samurai: onestà, giustizia, coraggio, compassione, cortesia, sincerità, onore, dovere e lealtà. Valori universali, immortali, imprescindibili in una società che voglia e possa definirsi civile.

Suggestivo in tal senso il bellissimo disegno di Silver nella quarta di copertina dove i personaggi della fattoria Mackenzie indossando ognuno il proprio Judogi sembrano rappresentare un vero e proprio piccolo esercito posto a tutela e salvaguardia di questi valori.

Qualcosa di più che una  piacevole lettura in un momento di grande smarrimento di valori come quello che stiamo vivendo ed in cui  i giovani hanno bisogno di esempi reali e tangibili, che rendano più limpido l’orizzonte ove sia possibile poster distinguere i falsi miti o facili illusioni dalla vera strada da intraprendere.

La strada rappresentata proprio dalla scala  a chiocciola, dove Alberto per gioco dispone le cinture dei vari colori, per poterla poi salire, e dove per ogni gradino che si vorrà raggiungere occorrerà tanta dedizione e forza di volontà che  rappresentano il  lavoro che dobbiamo fare su  su noi stessi per migliorare e la grande umiltà di sapere che non si finisce mai di imparare e che non esiste una fine o un gradino di arrivo ma solo una continua ripartenza.

In una società in cui purtroppo, ancora troppo frequentemente, lo sport viene accostato a vicende di violenza inaccettabile  che non appartengono ai veri sportivi che con spirito gioioso tenendo spesso per mano i propri figli si siedono nelle tribune degli stadi o calpestano quei campi ove vengano praticate attività sportive, la Storia di una cintura che vuole cambiare colore  ci introduce ad un mondo, quello del Judo, in cui si è capaci di parlare di Sport e valori che sommati danno vita al Valore dello sport che non può non appartenere anche a tutte le altre discipline praticate nelle palestre, palazzetti o campi sportivi.

La destinazione del ricavato dalla distribuzione di questo libro ad iniziative di beneficenza e allo sviluppo dello sport,  rafforzano il valore della iniziativa e l’importanza della sua divulgazione.

Mi chiamano “ambasciatore della Toscana” per tanti anni ho accompagnato amici e personaggi di tutto il mondo alla scoperta del mio angolo di Paradiso, non solo qui a casa mia ma anche portando le eccellenze ed i capolavori toscani del gusto, come amo definirle, negli eventi più glamourous. Mi piace raccontare tradizioni, storie e leggende che sono dentro ad un buon calice di vino e ad una buona ricetta.

Leave a Reply

  • (not be published)