Etica : il mercato spesso la uccide, le Associazioni di Categoria devono tornare a farla vivere
Come ? Partendo dai giovani e dai loro valori positivi

Ma quali sono gli orientamenti e il tipo di cultura che caratterizza le giovani generazioni di imprenditori ? E soprattutto quali valori e credenze li differenziano rispetto alla classe dirigente e imprenditoriale del passato ?

Tutto questo è stato oggetto di un’interessante ricerca condotta dalla Fondazione Nord Est in cui sono evidenziati gli attuali valori guida e le tendenze della nuova classe imprenditoriale, mettendo in luce come da un punto di vista biologico lo scarto in questi anni sia stato reso inevitabile e forte, soprattutto da fattori quali: il calo demografico (ha indubbiamente ridotto il numero dei possibili eredi), l’aumento del livello di scolarizzazione delle nuove generazioni (inevitabili le attese sempre più esigenti verso il mondo del lavoro) e la difficoltà sempre maggiore nella gestione di un’impresa sempre più volta ad una competizione di tipo internazionale.
L’indagine mette in luce l’immagine dell’imprenditore di nuova generazione analizzandone aspetti quali: il modo in cui la classe imprenditoriale si percepisce in relazione alla società in cui è inserita, i valori guida sia livello personale che all’interno della dimensione aziendale ed infine i limiti e le strategie utilizzate dall’impresa di nuova generazione.
Riguardo all’immagine che i giovani imprenditori percepiscono di sé e come la loro stessa immagine viene percepita dalla società che li circonda gli intervistati si rendono conto di occupare solo il quarto posto dell’attuale scala sociale e si accorgono che oggigiorno lo status più diffusamente riconosciuto è quello del libero professionista, inoltre i principali fattori per essere e potersi considerare un imprenditore di successo sono individuati in un mix di componenti di tipo personale (quali: la capacità di leadership e il carisma 78,6% e la propensione al rischio 45,3%) e di tipo funzionale (quali: la flessibilità verso il cambiamento 55,6%, un’adeguata formazione manageriale 47% e la capacità di delega 45,3%). La classe di imprenditori padri, invece, riconosce come valori principali per potersi definire uomo d’affari di successo: la capacità di sacrificio (74,4%) e la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (62,4%), oltre che la ricorrente propensione al rischio (62,4%). Da una prima analisi risulta evidente un orientamento nuovo e distante della generazione junior rispetto a quella senior e questo in virtù del fatto che, mentre le vecchie generazioni avevano il compito di far nascere e crescere qualcosa di nuovo, le nuove generazioni hanno il compito di sviluppare e trasformare l’esistente con sguardo più sensibile, rispetto al passato, verso la variegata realtà che li circonda necessitando quindi di essere soprattutto professionisti dell’impresa capaci di condividere il potere e le responsabilità più che singoli protagonisti.
Per evidenziare ancora di più lo scarto netto esistente tra le due generazioni la ricerca analizza quelli che sono i valori dei nuovi protagonisti, esaminando tre aspetti significativi della vita dell’imprenditore: la sfera personale, la gestione dell’impresa e il rapporto con il territorio circostante.
Riguardo la sfera personale, per le giovani generazioni l’insieme dei valori di riferimento è molto ampio, fondamentali sono infatti: il rapporto con la famiglia (83,9%), la cultura personale (73,7%), il proprio lavoro (67,6%), la propria formazione professionale (63,5%) e infine lo spirito di sacrificio (57,7%).
I valori sono al centro della loro attività anche imprenditoriale.
Per quel che riguarda la buona gestione della propria impresa, i giovani ritengono fondamentali aspetti quali: la necessità di creare squadra (82,5%) e curare il rapporto con i propri dipendenti (76,6%), viene meno quindi la visione dell’imprenditore che agisce in assoluta autonomia; a seguire altri aspetti segnalati come fondamentali sono: l’interesse per l’innovazione (71,5%) e la predisposizione alla flessibilità (65,7%), e la cura della crescita aziendale (65%). A differenza invece della generazione precedente che tra gli indicatori proposti si identifica maggiormente nella crescita aziendale (61,3%) e nella capacità di rischio (55,5%).
Molto rilevante infine è il rapporto tra la nuova generazione e l’ambiente circostante, si nota infatti un salto di qualità nelle relazioni imprenditoriali dovuto ad una maggiore attenzione e sensibilità verso le altre realtà aziendali, viste come interlocutori per collaborazioni di interesse comune (54%) piuttosto che come semplici concorrenti, e maggiore rispetto nei confronti dell’ambiente circostante per garantire una migliore qualità di vita e per non danneggiare lo sviluppo economico sociale futuro (51 per cento ).
Una generazione  che tuttavia, a differenza dei padri, appare più orientata a valori quali il mantenimento della qualità della vita e la famiglia, delineando una concezione di imprenditore non esclusivamente legata all’ambito lavorativo ma bensì a vasto raggio e a più dimensioni, perciò più attenta rispetto al passato alla sfera privata e personale, all’ ambiente, al sociale.
E allora cosa possiamo fare noi giovani imprenditori di età e/o di idee e valori ?
Non bisogna seguire l’immobilismo di burocrazia, istituzioni, l’autoreferenzialità di molti sta diventando una palude
tra i nostri piccoli grandi imprenditori c’e’ un mondo che esprime comunque straordinaria vitalità, imprenditori veri, che hanno speso i solo soldi per fare impresa e ora vogliono far conoscere i propri valori. Perché essere etici se non premia nel breve, alla lunga conviene sempre .
Esiste una rete di piccole imprese poco conosciute e poco raccontate. Con un Dna ricco di valori (non solo economici), creatività, radicamento sul territorio. Piccole imprese che fanno scuola, generano forze positive. C’è il rischio concreto che esperienze preziose inaridiscano, che lo slancio costruttivo non alimenti tutte le potenzialità. Autoreferenzialita di istituzioni ed Enti e la mancanza di valori sta creando una palude dove tutto potrebbe scomparire.
Ora più che mai c’è bisogno di identificare le forze. anche più di un secolo fa in tanti, filosofi e politici  avevano affermato , in sintesi, che il nodo che compromette seriamente lo sviluppo del paese è la distanza tra la ricchezza della vita sociale e la sclerotizzazione delle logiche istituzionali.
Il valore sta nei nostri valori e nelle imprese, quelle che spesso nel linguaggio della sociologia hanno definito “generative”. È infatti lo sono perché generano valore e ci possono  far guardare oltre il clima di sfiducia e di pessimismo di cui siamo prigionieri.

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