12801417_1014449668626033_3331006133233029871_nUna volta c’era lo Zecchino d’oro ed i bambini con gli occhi fissi alla TV in bianco e nero sognavano di poter  cantare insieme a Mago Zurlì e conoscere  Topo Gigio, mentre tutti unti mangiavano una bella fetta di pane e pomodoro amorevolmente preparata dalla mamma o dalla nonna. Ora i bambini continuano a cantare nella spensieratezza dei loro pochi anni ma lo fanno cucinando e sognano di poter partecipare a qualche trasmissione di cucina e , il sogno dei sogni, semmai proprio a Masterchef jr la trasmissione di questo genere al momento piu seguita e apprezzata.

Vorrebbero che fossero i loro piatti a cantare con le loro composizioni  dove le note si sono trasformate in zucchine , pomodori zenzero o topinambur cervi e conigli rivisitati e fantasiose mousse da piu vari sapori. Armonie culinarie dove le melodie si sono trasformate in profumi e sapori che anche se rielaborati da giovani manine spesso sembrano produzione di grandi chef. Dallo Zecchino allo zucchino. Il segno del cambiare dei tempi delle abitudini quotidiane anche dei bambini, del modificarsi dei loro sogni.

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Matteo Galasso, 11 anni, nato a Siena,  è il segno di questa evoluzione ed è uno dei concorrenti proprio della trasmissione Junior Master chef  italia 2016. Un bel bambino, solare, esuberante, simpatico, frequenta la I media ed appassionato di judo e dello studio della chitarra. Una simpatia intelligente che spesso si trasforma in arguto sarcasmo che ti fa sbellicare dalle risate e talvolta ti disarma e solo puoi trovare  nel dna di un  “toscanaccio”. Conosco Matteo da quando è nato  e insieme abbiamo trascorso delle simpatiche giornate in giro per il Chianti senza farci mancare quelle necessarie pause culinarie dove da buongustaio l’ho visto sempre apprezzare i sapori che la tavola poteva offrirgli. Pensare oggi di fare una intervista proprio sul tema a me piu caro, l’arte della cucina, mi sembra un po strano e mi fa al tempo amorevolmente sorridere. Non mi sembra invece per niente preoccupato lui, sorridente  e spontaneo come sempre e buffo quando mi chiede di spostare il mio sigaro perche senno’  «lo impuzzisco tutto».

Matteo da dietro il tavolo ora sei finito dietro i fornelli. Cosa è successo?

«Oh Federico , vedrai, era inevitabile. Mio babbo Giuseppe è appassionato di cucina e lo sai, mia sorella Elisa è come lui. Mi sarei potuto salvare solo perche  mia mamma Priscilla, diciamo che non ha molta dimistichezza  con la cucina (dico cosi solo per non farmi brontolare ma proprio non ha idea di cosa sia la cucina, ma non scriverlo)  ma alla fine hanno avuto la meglio i primi due». E quindi?

«Quindi il sabato e la domenica soprattutto d’inverno, quando si sta più in casa da quando avevo otto anni passavo i pomeriggi con loro a vederli cucinare. All’inizio solo a vedere poi ho iniziato anche io a partecipare ma solo come manovalanza. Lavare la verdura, sbucciarla, tagliarla. Noioso eh?! Ma soprattutto «stai attento Matteo!!! Ti tagli Matteo!!! Cosi no Matteo!!!» poi mi sono stancato e gli ho detto che se volevano che rimanessi con loro o partecipavo seriamente, oppure sarei tornato a giocare in camera mia».

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Sei riuscito a spuntarla con questi maestri chef cosi severi?

«Beh certo se no non sarei qui».

Hai ragione, ma raccontami qualcosa in piu cosa hai cominciato a cucinare?

«Ora non esagerare, andiamoci piano. Prima ho iniziato a fare i soffritti  e già mi sembrava una conquista,  poi a poco a poco le prima pietanze. Frittate di vario genere, sughi come li faceva mia nonna Edelia ed altre pietanze naturalmente toscane. E da qui visti i buoni risultati, anche se più volte ho rischiato di andare a farmi ricucire qualche dito tagliato con dei terribili coltelli affilatissimi, mi hanno lasciato cucinare da solo consentendomi  di inventare anche qualche ricetta o meglio di fare qualche rielaborazione di quelle che già conoscevo».

E ora?

«Ora lo sai già, sennò non mi avresti chiesto di fare questa (come la chiami tu) intervista».

Non c’è verso Matteo sei sempre il solito toscanaccio dalla battuta pronta! Volevo dire, e ti faccio una domanda da grande chef, ora che idea hai della cucina?

«Federico, stando con i miei, come li chiami tu, maestri Giuseppe e Elisa non sentivo altro che parlare di cucina come un’arte, come cultura, ordine pulizia, rispetto del cibo, ricerca del particolare. All’inizio mi sembrava di essere come a scuola anche il sabato e la domenica ma poi la passione per la cucina mi ha fatto riflettere su questi concetti. Quando ho tempo leggo i libri di cucina e cerco di conoscere anche la storia e il significato del cibo che mangiamo. Quest’anno a scuola sto studiando la Storia della matematica e ho imparato che fin dall’antichità i grandi filosofi cercavano di diffondere il sapere perche tutti potessero conoscere. Vorrei fare cosi anche per il cibo e vorrei che nel futuro quando diventero ancora piu bravo che non solo quelli che hanno tanti soldi ma  tutti tutti  possano apprezzare la mia cucina».

E allora che farai? Aprirai un localino con prezzi bassi?

«Neanche per idea ! Voglio  aprire un ristorante importante (mi piacerebbe in America o a Milano) per far conoscere e apprezzare i miei piatti (naturalmente non potranno mancare quelli toscani)  con la ricerca del gusto nella semplicità. E chi verrà dovra pagare i “big money”. Poi comprerò un apino, si insomma un piccolo mezzo attrezzato e porterò per le strade gli stessi prodotti modello street food in maniera che tutti possano mangiarli spendendo molto meno. Ti piace questa idea?».

Bellissima Matteo! Solo a te poteva venire in ment. E come chiamerai il tuo locale?

«Vorresti saperlo eh?! L’ho già trovato ma non lo dico a nessuno. E’ troppo bello e potrebbero rubarmelo. Intanto seguimi su “Masterchef Junior” su Sky e vedrai che non mi riconoscerai piu. Comunque se vuoi venire una sera a cena a casa mia dimmi cosa vuoi che ti prepari o sennò portami qualche volta a cucinare con te da qualche parte. Ora però basta mi hai chiesto un sacco di cose».

Hai ragione Matteo, anzi scusa chef. Sei un “Grande”

«Ciao ciao».

Beh che dire, non posso aggiungere altro. Anche questa volta Matteo mi ha spiazzato.  Certo se questi bambini con le idee cosi chiare e con questa passione e questo cuore  potranno essere il futuro della cucina italiana abbiamo un unico dovere: accompagnarli nella loro crescita per far si che questi loro nuovi sogni possano diventare realtà.

Forza Matteo metticela tutta. Io tifo per te.

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