Ci sono accessori che fanno la differenza, che raccontano la personalità di chi li indossa, che giocano con il nostro stato d’animo e segnano i momenti importanti. Uno di questi è proprio il papillon, che insieme alle bretelle, il cappello, l’ombrello, gli occhiali e le scarpe fanno la differenza. Se guardiamo con attenzione foto antiche, vediamo che nel passato c’era molta cura dell’estetica e che soprattuto nei giorni di festa si faceva a gara a sfoggiare il più bell’abito o l’accessorio più particolare, era un vanto, un modo per dimostrare di poterselo permettere, non solo dal punto di vista economico ma anche per vantarsi di creatività e carattere.

I primi ad utilizzare la cravatta a farfalla furono i mercenari croati, che durante la guerra prussiana del XVII secolo giunsero in Francia a supporto di Napoleone III, e che la usavano per chiudere le camicie sprovviste di bottoni. I primi papillon erano infatti delle strisce di tessuto che legate al collo formavano un fiocco, dall’aspetto molto simile a quello dei foulard. I nobili francesi, da sempre amanti della moda, si innamorarono di questo accessorio e lo chiamarono “cravate”. Si tratta, comunque, sempre di quell’accessorio, così particolare, della moda maschile che definisce in modo chiaro, preciso e audace l’identità di chi lo indossa, un simbolo di pura eleganza, un dettaglio chic, che a distanza di decenni rimane legato a doppio filo a personaggi che hanno fatto la storia del mondo dello spettacolo come ad esempio Frank Sinatra, Frad Astaire o Charlie Chaplin.

Il papillon è bello se fatto rigorosamente artigianale e visto che rappresenta stile e personalità, realizzato con stoffe e colori particolari, come li crea Patrizia Guidi che con grande gusto e passione va alla ricerca di materiali ed abbinamenti…. très chic!

patrizia.guidi@gmail.com

 

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