Fino al 26 maggio 2019 il Museo del Tessuto di Prato dedica a Leonardo da Vinci, nell’occasione della ricorrenza dei 500 anni dalla morte (1452 – 1519), una mostra che evidenzia l’impegno profuso, l’interesse, la sensibilità e l’ingegno dell’artista nella progettazione di dispositivi e macchine per la lavorazione dei tessuti, una delle attività economiche preponderanti del suo tempo. Si tratta di intuizioni rappresentate grazie al disegno, strumento preferito da Leonardo per produrre la propria indagine scientifica.
Leonardo: l’ingegno, il tessuto, si propone, attraverso un percorso espositivo e multimediale, di contestualizzare l’opera del genio nell’ambito del tessile.

Museo del Tessuto di Prato. Spazio Espositivo “Leonardo da Vinci”

Nella prima sezione della mostra le riproduzioni in grande scala dei suoi dipinti consentono di avvicinarsi alla sua visione dell’arte quale strumento di conoscenza superiore. Vasari nel “Racconto della vita di Leonardo” descrive gli studi sul panneggio che l’artista utilizzava in pittura per restituire naturalezza ai tessuti. Leonardo creava i modelli delle figure in terracotta, rivestendoli poi con panni bagnati e intrisi di terra per farli aderire meglio alla superficie. Ritraeva il panneggio su tele di rensa o di lino finissime già usate e disegnava impregnando la punta del pennello nell’inchiostro nero nella biacca (bianco di piombo) per dare le lumeggiature. Le osservazioni sulla restituzione in pittura della consistenza delle stoffe e del movimento delle pieghe secondo i diversi tipi di tessuto, le attenzioni riservate alle misurate decorazioni delle vesti, interpretate dai suoi celebri “nodi”, sono parte del suo approccio universale alla natura. Nel “Libro della pittura”, un codice redatto postumo probabilmente dall’allievo Francesco Melzi, Leonardo affronta il tema del panneggio in pittura dimostrando una conoscenza approfondita delle diverse tipologie di tessuto e del modo di restituire le diverse consistenze materiche nelle pieghe. L’artista riporta l’attenzione sulla necessità di far corrispondere i panneggi ad una consistenza naturale, adeguando colore e tipologia secondo grado, condizione ed età del personaggio. I Nodi Vinciani sono una costante nell’opera figurativa di Leonardo. Il nodo è presente negli affreschi e nei dipinti più celebri di questo autore e non rappresenta semplicemente un elemento ornamentale. Si tratta di un modello decorativo che Leonardo recupera da altre culture ed ha significati filosofici che appartengono alla sua visione del cosmo.

Da questi pensieri si sviluppa la seconda sezione della mostra e grazie all’allestimento, con delle riproduzioni su pannelli di tela delle intuizioni di Leonardo, si evocano i meccanismi delle ruote dentate presenti nei disegni e si introduce il tema degli studi sui dispositivi, sulle macchine e sulle tematiche riguardanti le lavorazioni tessili ai tempi di Leonardo. Gli studi dell’artista si concentrano sulle fasi più problematiche del ciclo di lavorazione della seta e della lana, che verrà illustrato in ogni passaggio di lavorazione attraverso una ricerca iconografica puntuale sui trattati e i manoscritti del XV e XVI secolo. Il suo scopo è quello di risolvere gli snodi che rallentano il processo per ottimizzare e i tempi di produzione ed aumentare i vantaggi economici. Leonardo applica una parte dei suoi innumerevoli studi di meccanica ed ingegneria al settore tessile, progettando dispositivi per la filatura e la ridefinizione, oltre che un avveniristico telaio meccanico dotato di navetta lanciata in automatico, un meccanismo che sarà riproposto solo in epoca preindustriale.

Il percorso espositivo, infine, esamina i disegni per macchine tessili, documentati nel Codice Atlantico e nel Codice Madrid, illustrandone, in alcuni casi, il movimento mediante animazione. I modelli dinamici 3d, curati e concessi dal Museo Leonardiano di Vinci, riguardano il dispositivo di arresto per binatura automatica della seta, il torcitoio a manovella, il filatoio ad aletta a quattro fusi, il telaio meccanico ed infine il maglio battiloro meccanico. I sei modelli storici di macchine e dispositivi, concessi in prestito dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, sono realizzati in legno e metallo e raccontano le interpretazioni dei disegni di Leonardo condotte da tecnici e ingegneri a partire dagli anni ’30 del Novecento. Dai modelli di Guido Gallese, realizzati per la mostra di Milano su Leonardo da Vinci e le invenzioni italiane del 1939, riguardanti gli studi sui fusi per la seta utilizzati nel territorio milanese, nei quali Leonardo propone alcuni miglioramenti per poter realizzare, con un solo movimento, la binatura di due filati e la loro torcitura. Questo dispositivo, oltre ad accelerare la lavorazione, prevede un sistema di arresto automatico immediato, nel caso di rottura di un filo.

Fusi per Binare la Seta – interpretazione di Guido Gallese

All’interpretazione del telaio meccanico ad opera di Luigi Boldetti (1953), frutto di studi compiuti nell’ambito del “Comitato nazionale per le onoranze a Leonardo da Vinci” organizzato a Milano nel 1952. Il telaio meccanico è una delle più complesse macchine mai realizzate ai suoi tempi. Il progetto viene sviluppato dalla conoscenza del telaio manuale a due o più licci. L’innovazione riguarda due aspetti: il primo che un solo operatore possa controllare il posizionamento dell’ordito, la direzione del filato, lo svolgimento dell’ordito e l’avvolgimento di tessuto finito grazie ad un dispositivo a manovella; mentre il secondo è l’anticipazione dello strumento della navetta lanciata automaticamente da un sistema balestra (congegno inventato da John Kay nel 1733). Particolarmente interessante per i legami con il distretto laniero pratese è il modello della garzatrice continua (1953), elaborato da Giovanni Strobino, perito meccanico torinese nonché docente, nel 1906, di Tecnologie Tessili presso la Regia Scuola professionale di tessitura e tintoria di Prato. Affiliata alla tessitura per via della lavorazione dei filati metallici è l’oreficeria, pertanto viene presentato, per le possibili applicazioni della macchina al comparto della decorazione su tessuto, il modello del maglio battiloro realizzato da Alessandro Siriati nel 1953.

Tra i modelli più recenti la ruota per torcere fili continui interpretata da Flavio Crippa, ingegnere e conoscitore delle invenzioni di Leonardo da Vinci, cui si deve la più recente (2001) realizzazione in scala 1:1 del telaio meccanico, adesso in esposizione permanente presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. La ruota, di uso domestico, serviva per torcere o ritorcere il filato e portarlo su un aspo per formare una matassa. Nella ruota ill movimento dell’aspo da destra a sinistra permette la distribuzione omogenea del filo e garantisce la giusta attenzione tra rocchetto ed aspo.

Ruota per Torcere Fili Continui – interpretazione di Flavio Crippa

Leonardo ebbe sicuramente una predilezione e un’attitudine particolare per la musica, ritenuta la “sorella minore della pittura”, ma allo stesso tempo “raffigurazione dell’invisibile”. La scelta dei timbri della composizione sonora creata ad hoc per la mostra è ispirata a un immaginario spartito ideato a partire dai progetti degli strumenti musicali studiati dall’artista. La ciclicità della composizione è un richiamo alle ripetizioni, ai meccanismi circolari, al Nodo Vinciano, mentre nella concretezza del suono sordo dei legni risuona la materia prima alla base dell’invenzione.         

                      Andrea Sansoni 

Mi chiamano “ambasciatore della Toscana” per tanti anni ho accompagnato amici e personaggi di tutto il mondo alla scoperta del mio angolo di Paradiso, non solo qui a casa mia ma anche portando le eccellenze ed i capolavori toscani del gusto, come amo definirle, negli eventi più glamourous. Mi piace raccontare tradizioni, storie e leggende che sono dentro ad un buon calice di vino e ad una buona ricetta.

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