20140429_175900Il primo giorno di primavera quest’anno cade un giorno prima: «colpa» della rotazione terrestre, che anticipa l’equinozio alle 17:15 di martedì 20 marzo e coincide con la Giornata internazionale della felicità (quella, però, cade sempre il 20 marzo: è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2012).

Che la natura abbia voluto darci un segnale? 

Il momento dell’equinozio è quello della rivoluzione della Terra intorno al Sole in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore. I raggi del Sole sono perpendicolari all’asse di rotazione della Terra, la durata del periodo di luce e quello di buio, sono identici. Da quel momento il periodo di luce comincia ad allungarsi rispetto a quello di buio.

L’arrivo delle primavera non è solo un discorso di temperature e di maggior luce, ma è uno stato d’animo, la voglia di di rinascita interiore, di fare, di stare fuori all’aria aperta, l’idea che ci aspetterà un periodo di bei colori e luci affascinanti, tramonti mozzafiato e profumi da sogno. La primavera è il momento delle passeggiate nelle strade bianche, dei pic nic, delle scampagnate tra amici, delle feste paesane, della voglia di stare insieme in allegria finalmente all’aperto a poter godere delle bellezze della natura e perché no dell’inizio di tante storie d’amore.

L’Equinozio di primavera celebra il ritorno alla vita, l’ascesa della Dea dagli Inferi, celebra la fertilità della terra, segna proprio il momento dell’unione in un simbolismo cosmico, legato al risveglio della Natura; a ciò si ricollega il tema del matrimonio fra una divinità maschile, appartenente alla sfera solare, ed una femminile, legata alla Terra o alla luna. Il Dio Sole si accoppia, infatti, con la Giovane Dea Terra. In questo giorno venivano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione, più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra. In questo giorno venivano, solitamente irrigati i campi, mentre i Druidi, sfruttando la corrispondenza perfetta tra ore solari e ore notturne, celebravano i loro Riti.

Ma allora quale messaggio avranno voluto darci gli astri nel far coincidere l’equinozio di primavera con la Giornata della Felicità?

Secondo me abbiamo perso la “strada maestra”: l’umanità è impegnata in una corsa assurda alla alla ricchezza, suda, corre e litiga (in lotta tutti gli uni contro gli altri)  per accaparrarsi un potere che non esiste e dei beni materiali che non aiutano a vivere felici, mentre si è perso di vista i rapporti umani ed i valori veri. Anche in Toscana, culla del Rinascimento, stiamo pian piano dimenticando le buone abitudini, la sveglia al “canto del gallo” o il suono delle campane per segnare l’ora di pranzo sono solo un lontano ricordo. I circolini di paese dove ritrovarsi a giocare e fare quattro chiacchiere tra amici stanno pian piano scomparendo e suonare al vicino di casa per portare con orgoglio le primizie appena colte dall’orto sono gesti sempre più rari.

Dove sono finiti l’onore, l’orgoglio, la solidarietà e la condivisione? cerchiamoli, troviamoli perchè sono gli unici a renderci “Felici”.

Dobbiamo tutelare e promuovere questo immenso patrimonio di valori che ci sono stati tramandati al pari delle opere d’arte che troviamo nei nostri bellissimi musei, ed in questo momento di smarrimento dobbiamo ripartire proprio da questi, cercare di ritrovare la strada della tolleranza, della condivisione, imparare ad essere felici per le piccole cose e “Quando siete felici fateci caso” diceva Kurt Vonnegut.

La Toscana è uno dei luoghi dove è più facile ritrovarsi, una meta dell’anima, i suoi borghi pregni di storia stimolano riflessioni profonde, riportano alla realtà e a ciò che lasceremo in eredità. Emozionante è camminare nelle sue strade bianche: impolverarsi le scarpe in estate o infangarsi in inverno ci fa tornare con i piedi per terra. A volte mi viene da pensare che la “cura” della società possa essere semplicemente l’andare nelle trattorie di campagna, dove trovi i sapori veri, genuini, dove tra personaggi schietti e un bicchiere di buon vino si può riscoprire la vera essenza della vita.

Dobbiamo tornare a sognare, sperare di poter volare, coltivare sogni e speranze, tornare ad emozionarci per il ritorno delle rondini.

Zygmunt Bauman affermava che “Non è vero che la felicità significhi una vita senza problemi. La vita felice viene dal superamento dei problemi, dal risolvere le difficoltà. Bisogna affrontare le sfide, fare del proprio meglio. Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”.

Per concludere queste mie riflessioni su un giorno così importante ho trovato una una grande frase di Gandhi che riassume tutto quello che ho in testa e che io non riesco a dire così bene neppure con 100.000 parole  “Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera”

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