Gli ultimi dati dell’Istat non sono rassicuranti: 9 milioni e mezzo di persone vivono in povertà relativa, di questi l’8% non riesce a condurre una vita dignitosa.
Il tasso di povertà nel nostro Paese è in forte aumento, a rivelarlo sono gli ultimi dati dell’Istat.
In Italia sono 9 milioni 563 mila le persone in povertà relativa, pari al 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono i poveri assoluti, che non riescono ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. Lo rileva l’Istat nel report sulla povertà in Italia.
Le persone in povertà assoluta passano dal 5,7% della popolazione del 2011 all’8% del 2012.Un record dal 2005. Anche l’incidenza di povertà  è aumentata in un anno, passando dal 13,6% al 15,8%. Le famiglie in povertà assoluta sono il 6,8% del totale delle famiglie italiane.

Dal 2007 al 2012 il numero di individui in povertà assoluta, cioè coloro che  non hanno accesso a un paniere di beni e servizi (cibo, alloggio, riscaldamento, vestiti) considerato il minimo accettabile nella nostra società è raddoppiato da 2,4 a 4,8 milioni.
Le Associazioni di volontariato sono l’aiuto più concreto a tutti i livelli. Ne abbiamo esempi sul nostro territorio senese e  idee interessanti di aiuto ai più deboli stanno nascendo in tutta Italia.
A Milano: un esempio positivo primo social market per le famiglie in difficoltà sta aiutando concretamente tante persone. Il negozio particolare è gestito dall’Associazione Terza Settimana e si trova in via Leoncavallo 12 a Milano. Vi si trovano beni di primissima necessità scontati del 25% o totalmente gratuiti per chi ha reddito basso o nullo e nel negozio lavorano tutti volontari.Pasta, passata di pomodoro e olio; latte, biscotti e zucchero, omogeneizzati e pannolini; saponi e detersivi per la casa, ma anche frutta e verdura. Il tutto offerto a prezzi scontati del 25% o completamente gratuiti per chi ha reddito basso o nullo ed è in carico ai Servizi sociali del Comune.

Se non invertiamo rapidamente la rotta, se non creiamo le condizioni per far ripartire le piccole imprese, se non premiamo le idee e il merito, se non agevoliamo l’inserimento dei giovani, presto l’Italia sarà un Paese povero. Purtroppo la percezione che ogni giorno respira, chi come me è in prima linea e prova a portare avanti le proprie aziende con fatica, è di grande pessimismo e frustrazione. Un titolare di partita iva ormai ha solo doveri, tasse e balzelli, e tanta tanta burocrazia e tempi biblici a frenare le poche iniziative che potrebbero funzionare e dare risposte occupazionali. Se tutti pensano a chiudere le saracinesche e quei pochi temerari con idee e capacità  riaprono all’estero come pensiamo di uscire da questo circolo vizioso? come pensiamo di combattere la povertà dilagante? come pensa il nostro Stato sotto al peso del debito pubblico di riuscire ad aiutare chi ha bisogno?

 

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