Itinerario 6: iniziamo dal museo del vino

Questo itinerario inizia da Greve in Chianti, un paese molto pittoresco che ospita il Museo del Vino…

Sei pronto per un nuovo viaggio tra le colline sinuose della mia terra? Oggi andiamo:

  1. Tappa 1 – Greve in Chianti
  2. Tappa 2 – Montefioralle
  3. Tappa 3 – Strada in Chianti
  4. Tappa 4 – Impruneta

Dove Degustare

Dove Degustare

Tappa 1 – Greve in Chianti e il museo del Vino

Questo itinerario inizia da Greve in Chianti, un paese molto pittoresco considerato la porta del Chianti, grazie alla sua strategica posizione perfettamente a metà strada tra il centro storico di Firenze e quello di Siena. Il borgo è situato lungo la Chiantigiana, la strada statale SR222, a circa 30 chilometri da Firenze e 40 chilometri da Siena.

In questa piccola cittadina si respira ancora quell’inconfondibile aria di paese, che la rende un’oasi di tranquillità dove fermarsi con piacere a prendere un caffè o magari fare una breve passeggiata assaggiando il gelato artigianale.

La storia di Greve è strettamente legata a quella dell’incantevole Castello di Montefioralle che dista solo una manciata di minuti, da cui dipendeva sin dal XIII secolo. La sua posizione, all’incrocio di tre importanti vie di pellegrinaggio, quali la via Chiantigiana, la via per il Valdarno e la via per la Val di Pesa, ne favorì il fiorente sviluppo; all’inizio del ‘500 si era infatti già formata la caratteristica piazza centrale, che ha sempre rappresentato uno dei mercatali principali della zona.

La piazza di Greve è ancora il cuore di una città molto viva, e ha conservato negli anni il suo ruolo di cornice per il mercato settimanale, che si svolge ogni sabato. 

La signorile piazza è teatro di numerose sagre e festival che animano il borgo durante tutto l’arco dell’anno.

Il lungo porticato in muratura, che si estende per tutti e i tre lati di questa particolare piazza a forma triangolare, ospita ristoranti, alberghi e piccole botteghe, dove è possibile trovare prodotti artigianali locali. Alcune delle botteghe hanno conquistato una certa notorietà in questi anni, e sono una tappa obbligata del nostro itinerario, come l’Antica Macelleria Falorni che dal 1729 produce specialità norcine toscane, o come la Bottega dell’Artigianato specializzata nell’arte dell’intreccio e della lavorazione del legno d’ulivo.

Sulla piazza si affaccia il Palazzo del Comune in stile neorinascimentale, costruito sulle rovine del vecchio palazzo pretorio del Rinascimento. Alla destra del palazzo si trova la grande statua di Giovanni da Verrazzano, navigatore e esploratore italiano a cui si deve la scoperta della baia di New York e che nacque a pochi chilometri da qui. Verrazzano fu così il primo a esplorare le coste orientali degli attuali Stati Uniti d’America e il 17 aprile 1524 giunse nell’attuale baia di New York. Nel 1528, durante la terza spedizione, Verrazzano fu catturato e divorato da una tribù di cannibali. Con Colombo, Vespucci e Caboto, Verrazzano è tra i grandi Italiani che contribuirono all’esplorazione del Nuovo Mondo.

Sul lato opposto del Comune, ad uno dei vertici di questa piazza, potete ammirare la Chiesa di Santa Croce, dalla facciata neoclassica, costruita sui resti dell’antica cappella medievale, demolita all’inizio del 1800 per far posto alla nuova costruzione. Il luogo di culto conserva alcune opere d’arte di rilievo provenienti dalle chiese nei dintorni; tra i pezzi più pregiati soffermate il vostro sguardo sul trittico di Bicci di Lorenzo del 1420 circa e sulla neoclassica ceramica invetriata che raffigura la Sacra Famiglia.

A pochi passi dalla piazza avrete modo di curiosare all’interno del Museo di Arte Sacra, ospitato nell’antico convento di San Francesco; è conservato nella sua posizione originale sull’altare dell’oratorio uno splendido gruppo scultoreo in terracotta policroma. Tra le altre opere conservate, un’Annunciazione trecentesca proveniente dalla Chiesa di S. Croce e una Madonna col Bambino tra i Santi Bartolomeo e Francesco dalla Chiesa di Santa Maria a Cintoia.

Facendo qualche passo trovate il Museo del Vino, che profuma della storia centenaria di cantina vinicola ed offre la degustazione di quasi 200 vini diversi, ciascuno fornito di una spiegazione informatizzata della produzione e del gusto.

Potrete curiosare nelle sale, alcune delle quali erano utilizzate come tini per la raccolta delle uve, che espongono antichi attrezzi per la produzione del vino e gli oltre 180 tipi di cavatappi. Altra sosta obbligatoria è la Pruneti Extra Gallery, una galleria tutta dedicata al loro prezioso olio extravergine, un luogo dove imparare a conoscere le diverse qualità dei monocultivar ed i vari procedimenti per realizzare il loro splendido oro giallo. Qui si impara ad abbinare l’olio ai piatti, si conoscono nuove ricette, ma soprattuto ci si innamora di questo oro liquido. Più avanti, nella nostra giornata andremo a San Polo, poco distante, a trovare i fratelli Pruneti per vedere il frantoio e la loro splendida azienda.

Tappa 2 – Montefioralle

Proseguendo il nostro itinerario, andiamo nel caratteristico borgo fortificato di Montefioralle, collocato a meno di due chilometri in cima ad una collina. Basta girare a sinistra, in fondo al paese di Greve in Chianti, e percorrere una ripida salita incorniciata da oliveti e vigneti. Lungo la strada, alzando lo sguardo su uno dei portoni, soffermatevi sullo stemma raffigurante le vespe d’oro, simbolo della famiglia del grande navigatore Amerigo Vespucci, che sembra essere nato proprio in questo luogo.

Anticamente il borgo di Montefioralle si trovava lungo una strada chiamata via del Guardingo di Passignano, che metteva in comunicazione le principali valli della parte meridionale del contado fiorentino, la Val d’Elsa, la Val di Pesa e la Val di Greve, con il  Valdarno Superiore. Il castello era conosciuto come Monteficalle, a causa delle numerose piante di fico che ricoprivano l’intera collina intorno al castello, per poi assumere il nome di Montefioralle nel  XVIII secolo. Sviluppatosi intorno all’antico castello, il borgo ha assunto una pianta di forma ellittica, composta da una strada radiale dalla quale si snodano dei vicoletti, facenti tutti capo al cassero feudale. Dell’antico cassero oggi è rimasta una poderosa struttura a pianta rettangolare che presenta un rivestimento in filaretto di pietra alberese.

Scendete nuovamente a Greve in Chianti e prendete la strada in direzione Firenze. Costeggiando il fiume procedete per pochi chilometri, per poi prendere sulla sinistra il bivio per il Castello di Verrazzano. Procedete lungo la strada in salita, affrontando la serie di tornanti, lasciandovi incantare dal panorama mozzafiato che estende lo sguardo sulle colline del Chianti fiorentino. La strada entra in un bosco che profuma di magia e, come nelle più belle favole, davanti ai vostri occhi apparirà all’improvviso il maestoso castello. Potrete soffermatevi nelle due splendide sale dell’uva e della caccia, adibite alle degustazioni, per poi salire nel castello dove potete visitare il caratteristico giardino storico all’italiana. I resti di una torre merlata del Duecento lasciano pensare che questo castello, costruito tra la fine del  XV secolo e gli inizi del XVI, fosse nato come guardingo. 

Il nome “Verrazzano” deriva verosimilmente dal latino “verres”, cioè verro, con il significato di “terra dei cinghiali”.

Trasformatosi in seguito in una casa da signore, divenne nel  Seicento una classica  villa con fattoria toscana, diventando in seguito proprietà della nobile famiglia fiorentina Da Verrazzano, alla quale apparteneva l’illustre navigatore Giovanni. Per omaggiarlo a New York nel celebre ponte, il Verrazano Narrows Bridge di New York, il 17 aprile 1963 tre pietre estratte dalle fondamenta del Castello di Verrazzano vennero murate all’ingresso del viadotto del ponte. Lo stesso giorno, sulla facciata della villa del castello furono apposte tre pietre provenienti dalle fondamenta del ponte.

Tappa 3 – Strada in Chianti

Tornando sulla strada provinciale, andiamo a Strada in Chianti, dove si trova il Pastificio Fabbri, un pezzo di storia dell’enogastronomia locale, dove la famiglia Fabbri produce pasta da oltre 100 anni, servendosi dei metodi tradizionali di lavorazione con stampi in bronzo.

Era il 1983 quando il bisnonno Giovanni Fabbri decise di iniziare a produrre la pasta a Strada in Chianti, con pochi mezzi a disposizione ma con tanta passione e il sogno di fare i maccheroni più buoni del mondo. Inizia così la bellissima favola del pastificio Fabbri che da allora, per quattro generazioni,  non ha mai smesso di produrre pasta di altissima qualità, con grande competenza, continua ricerca e innovazione ma soprattutto tanta tanta passione per il prodotto “ben fatto”, preparato con semola di ottima qualità ricavata da grani selezionati e perciò ricca di glutine. Un prodotto lavorato con stampi in bronzo e quindi ruvido e ben predisposto al condimento. Essiccato a bassa temperatura, mai sopra 38°, lentamente dalle 24 alle 72 ore,  e dunque non alterato nelle sue qualità organolettiche.

Il pastificio ha raggiunto e superato il sogno del bisnonno. Infatti la pasta del Fabbri è oggi apprezzata dai migliori chef del mondo e tutte le riviste del settore parlano della sua bontà e delle sue caratteristiche. Da non perdere gli spaghettoni che lui consiglia con una ricetta toscana alle ortiche, le penne classiche all’arrabbiata, le caserecce abbinate ai cardi, e i suoi bucatini ai fiori di zucca alla toscana così come le reginelle al piccione; vi accorgerete fin dalla prima forchettata che la sua pasta fa la differenza per consistenza, elasticità, profumo e modo con cui esalta il condimento: è un vero e proprio idillio dei sensi.

Il nostro itinerario prosegue, come avevamo previsto, poco distante dal Pruneti, per la gioia degli appassionati dell’olio buono. Nel cuore del Chianti Fiorentino Gionni e Paolo Pruneti portano avanti una tradizione di famiglia che si tramanda da oltre quattro generazioni. Antichi saperi, trucchi del mestiere, quaderni a quadretti unti e bisunti lasciati a memoria di prove riuscite, ma soprattutto tanta tanta passione e amore per la terra e per questo meraviglioso elemento che ci dona. Se parli con i Pruneti, ti aprono un mondo e capisci subito che quella dell’olio è arte difficile, vanno rispettate un sacco di regole e richiede sacrificio, visto che la raccolta va fatta a mano a Novembre con la tramontana che ti paralizza su delle scalette in legno poco stabili, tra un gradone in pietra e l’altro.

Gionni e Paolo, due ragazzi giovani ma alla vecchia maniera, dai modi gentili e dall’animo nobile, sono andati oltre, si sono saputi innovare e grazie alla loro continua ricerca si sono costruiti un frantoio in casa con tutte le migliori tecnologie che permettono, soprattutto a Gionni, super esperto, di soddisfare la sua passione e poter fare continui  esperimenti e migliorie e il risultato gli ha dato ragione. Una sua creatura sono infatti i monocultivar, le diverse tipologie di olive lavorate singolarmente, che danno oli con sensazioni completamente diverse dal Leccino olio di leggera intensità, con note di erba, ortaggi freschi e pepe verde al Moraiolo olio di forte intensità, piccante grazie alle potenti ed avvolgenti note speziate di pepe nero e peperoncino, al Frantoio, olio di forte intensità,marcato soprattutto per l’amaro, dove risaltano le prepotenti note di carciofo e di rucola. Questi monocultivar sono apprezzati dagli esperti del settore e dagli chef perchè permettono giocosi abbinamenti di grande qualità. Affiancata alla loro attività principale, portano avanti altre due particolarità della nostra terra che sono la coltivazione dell’Iris (o Giaggiolo), richiesto dalle più importanti e famose profumerie francesi e lo zafferano raccolto ed essiccato sul focolare al calore della legna di quercia.

I riconoscimenti internazionali per i fratelli Pruneti non sono mancati, tutti li cercano, ma loro non si sono montati la testa, non amano il clamore dei media, e dichiarano “il nostro obiettivo è il continuo miglioramento della qualità dei prodotti, nel rispetto della natura, delle tradizioni e della cultura che, fin da quando siamo nati, abbiamo respirato in questa casa di infaticabili ed orgogliosi agricoltori”. Queste sono le persone che hanno fatto grande il Chianti e lo renderanno ineguagliabile.

Tappa 4 – Impruneta

La nostra giornata termina a Impruneta, celebre per la produzione della terracotta, il cosidetto cotto dell’Impruneta, ma anche per la tradizionale Fiera di S. Luca, che si svolge ogni anno alla metà di ottobre, e per la Festa dell’Uva, che si svolge ogni ultima domenica di settembre.

Le sue tradizioni risalgono all’epoca etrusca; successivamente la posizione geografica, le potenzialità del suolo e la relativa vicinanza da Firenze, favorirono la rinascita di un agglomerato romano. Il nome Impruneta deriva da una parola latina che significa “all’interno delle pinete” che, a sua volta, si ispira all’area circostante dove fu ritrovato un dipinto della Vergine Maria. Secondo gli abitanti, fu opera di San Luca l’Evangelista, che lo dipinse prima dell’anno 84 D.C. L’immagine giunse, poi, a Firenze grazie a San Romolo durante il primo periodo della Cristianità, ma non appena ebbero inizio le persecuzioni, fu bruciato nella foresta limitrofa per proteggerlo. Si dice che quando gli abitanti del posto, per onorare la Vergine Maria, costruirono una cappella, le mura realizzate durante il giorno svanissero nella notte; leggenda vuole, quindi, che le mura venissero poste su un carro per essere spostate, ma miracolosamente i buoi caddero a terra proprio nello stesso punto in cui venne bruciata l’immagine sacra. Da quel momento in poi, l’area dell’Impruneta acquisì una considerevole importanza per il culto della Vergine Maria.

Notevole anche la piazza Buondelmonti che con i suoi loggiati della fine del Cinquecento ospita le principali feste cittadine. Il turismo svolge una parte importante nell’economia del comune.

Impruneta ha mantenuto nel tempo un forte legame con Firenze: dapprima residenza di campagna di nobili casate come Gherardini, Ricci, Rossi, Antinori, Corsini, poi luogo di villeggiatura per molte famiglie cittadine, oggi il paese e la sua campagna sono preferiti come residenza permanente grazie alla particolare posizione geografica, la facilità delle vie di comunicazione e le ottimali condizioni climatiche.

Non è un caso che all’interno delle singole imprese del cotto convivano oggi modelli di produzione tecnologicamente avanzati e antichi metodi di lavorazione. In effetti, la civiltà del cotto è fortemente legata alla tradizione e denota uno stretto rapporto con il territorio circostante e con Firenze in particolare. L’argilla che si trova all’Impruneta e nelle zone limitrofe è particolarmente adatta per creare un materiale duraturo e resistente, cotto nei forni per fargli acquisire quel caratteristico colorito arancione. Vi sono fornaci che adottano ancora le vecchie tecniche di produzione, risalenti al lontano 1098 e tante di queste hanno celebrato oltre 100 anni di attività.

Gli embrici della cupola di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi, i materiali da costruzione delle ville medicee e di tanti palazzi signorili, le sculture dei Della Robbia, rappresentano gli aspetti concreti del collegamento culturale tra il paese e la sua città.

Il Chianti fiorentino è questo e tanto altro: è magia per gli occhi, è la storia di luoghi che hanno dato i natali a personaggi leggendari, è un viaggio di sapori lungo secoli, è luogo di incontro di personaggi di tutto il mondo alla ricerca del Chiantishire, del tuscan style che aiuta a vivere meglio. 

Dove Mangiare

Dove Dormire

Dove Comprare

  • Fornace Manetti per chi vuole acquistare cotto dell’Impruneta di alta qualità.

I pavimenti installati nel Museo degli Uffizi di Firenze, nel Museo del Cinema di Hollywood a Los Angeles e all’interno dell’aeroporto di Miami testimoniano la varietà e la versatilità della gamma di soluzioni della fornace Manetti.

L’azienda è inoltre il fornitore ufficiale delle tegole utilizzate per il restauro della Cupola del Brunelleschi a Firenze.

Note

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