Itinerario 7: passiamo per San Gimignano

La tappa 7 parte da Colle val d’Elsa e, attraverso il vino di San Gimignano, giunge a Certaldo e Barberino V.E.

Siamo ai blocchi di partenza per un’altro incredibile viaggio, sempre in toscana, sempre alla scoperta di paesaggi, sapori ed esperienze incredibili. Stavolta il tour prevede:

  1. Tappa 1 – Colle Val D’Elsa
  2. Tappa 2 – San Gimignano
  3. Tappa 3 – Certaldo
  4. Tappa 4 – Barberino Val d’Elsa

Dove Degustare

  • Tenuta Torciano – San Gimignano
  • Fattoria San Donato – San Gimignano
  • Cappella Sant’Andrea – San Gimignano
  • Fattoria Il Piano – San Gimignano
  • Corbucci Azienda Agricola – Gambassi Terme
  • Casa Emma – San Donato in Poggio
  • Castello della Paneretta – Barberino Val d’Elsa
  • Fattoria Pasolini dall’Onda Borghese – Barberino Val d’Elsa
  • Fattoria Antico Castello di Poppiano – Barberino Val d’Elsa
  • Isole Olena – Barberino Val d’Elsa

Tappa 1: partenza da Colle Val d’Elsa

Il nostro settimo itinerario della Toscana nel Bicchiere inizia da Colle di Val d’Elsa. Situata nel cuore della Toscana, in una posizione strategicamente favorevole, vicino alle città di Siena, Firenze e Volterra, sul percorso della via Francigena, l’autostrada medioevale dei grandi pellegrinaggi dal nord Europa verso Roma.

Pur presentando il territorio di Colle grandi ritrovamenti archeologici, risalenti addirittura al IV millennio avanti Cristo, i primi documenti, dove si nomina Colle di Val d’Elsa, risalgono al X secolo, ma è nel XII secolo che la cittadina acquistò progressivamente autonomia e identità politica diventando libero comune: i primi statuti comunali documentati risalgono al 1307.

Il tessuto urbano occupava, già nel Medioevo, un’area molto ampia che comprendeva, oltre alla parte alta, il Piano disposto lungo il tracciato delle antiche gore.

Quest’ultime sono le canalizzazioni artificiali del fiume Elsa, costruite nel corso dei secoli a partire dai primi del 200, realizzate per fare da forza motrice e portare acqua corrente a mulini, cartiere e gualchiere in “Piano” (il nome caratteristico per individuare la parte più bassa del paese dove erano impiantate le attività; Borgo invece la parte alta, il Castello).

Sistema ingegnoso ed estremamente efficace, tanto da costituire e dare sviluppo ad un tessuto manifatturiero importantissimo. 

Le gore in questo senso furono quindi un fattore decisivo per l’economia della città, favorendo lo sviluppo delle attività industriali.

Nella sua storia Colle di Val d’Elsa fu teatro di frequenti episodi bellici.

Tra i più famosi ricordiamo la battaglia del 1269 tra guelfi e ghibellini, che ebbe notevoli ripercussioni sull’assetto politico della Toscana e l’assedio delle truppe del Duca di Calabria subìto nel 1479 a difesa del territorio fiorentino, che portò prima a gravi distruzioni, poi a nuovi potenziamenti del sistema delle fortificazioni.

Alle porte dell’era contemporanea la produzione cartaria fu soppiantata dalle nuove industrie del ferro e del vetro.

Sarà soprattutto la produzione del vetro prima e del cristallo poi, a caratterizzare l’attività industriale di Colle di Val d’Elsa che già dall’Ottocento fu definita “la Boemia d’Italia”, mentre oggi è diventata vera “Città del Cristallo” con il 15% di tutta la produzione mondiale ed oltre il 95% di quella italiana.

Fra i personaggi di levatura internazionale che qui ebbero i natali, ricordiamo Arnolfo di Cambio, scultore e architetto del Duomo di Firenze,Cennino di Andrea Cennini pittore, noto soprattutto per aver scritto in volgare all’inizio del xv secolo un trattato sulla pittura: il Libro dell’Arte. In tempi più moderni il “selvaggio” Mino Maccari e lo scrittore Romano Bilenchi.

Ma Colle era nota anche per la Fiera del Bestiame a settembre e per il mercato del venerdì, un importantissimo punto di riferimento e di ritrovo per tutta l’alta valdelsa. Lo cita anche lo scrittore Carlo Cassola nel suo romanzo “La ragazza di Bube”, successivamente ripreso nel film del 1961 di Luigi Comencini con Claudia Cardinale e George Chakiris.

A Colle alta, c’è un vero e proprio tempio dell’enogastronomia, Arnolfo, con il celebre chef Gaetano Trovato,  2 stelle Michelin. In questo ristorante, un pezzo di storia della cucina italiana, si sono formati tanti allievi di Gaetano, diventati poi stelle della gastronomia mondiale. 

Verso la Manhattan del medioevo: il nostro itinerario prosegue a San Gimignano. 

San Gimignano è il simbolo indiscusso della città delle torri. Gli antenati dei grattacieli moderni rispondono, un po’ come anche oggi, a logiche di spazio e di potere. La casa-torre era una costruzione fortificata in auge nel Medioevo. Oggi ne sono rimaste tredici, non più alte come un tempo, quando erano 72.  Affascinanti, comunque, la torre dei Donati non lontano dall’omonima piazza, la torre dei Visdomini, la torre divenuta poi campanile nel palazzo del Bargello, la torre della Castagna in piazza San Martino; le Torri dei Salvucci, in piazza del Duomo a San Gimignano, chiamate anche “Torri Gemelle”, appartenevano alla famiglia ghibellina più importante della città: i Salvucci, che si erano arricchiti con il commercio e l’usura. Oggi, agli occhi di chi si avvicina, si staglia nel cielo il profilo di San Gimignano e, vi assicuro, che è uno spettacolo emozionante e unico, tanto che, la “città dalle belle torri”, come viene a ragione definita, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1990.

Nel Medioevo San Gimignano visse il suo periodo più florido, grazie anche al fatto di essere attraversata dalla Via Francigena, una delle principali vie di comunicazione di quell’epoca. La città era un importante punto di riferimento per i numerosi commercianti, viandanti e sopratutto per i tanti fedeli che si recavano in pellegrinaggio a Roma e che necessitavano di ospitalità e, spesso, anche di assistenza.

Alla fine del 1100 San Gimignano divenne un libero Comune. La città fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, cosa quasi inevitabile data la sua posizione centrale rispetto alle due grandi rivali, Firenze e Siena.

Malgrado le lotte, il 1200 fu per San Gimignano il secolo di maggior sviluppo economico, grazie principalmente al commercio dei prodotti locali (per lo più agricoli, come lo zafferano ed i vini), famosa per la Vernaccia.

Passi celebri ricordano “Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta. Bonagiunta da Lucca: e quella faccia di là da lui più che l’altra trapunta ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Purg. XXIV,19-24).

In questo periodo la città fu impreziosita da ben settanta torri, che furono costruite dalle tante famiglie benestanti ad ostentazione della loro ricchezza e potenza. La città, che nel 1300 ospitò Dante Alighieri, giunto in veste di ambasciatore della lega guelfa, è un luogo da visitare soprattutto fuori stagione, quando i flussi turistici sono molto limitati e si può godere di un paesaggio da sogno e di una città fortificata unica nel suo genere.

Non si può ripartire da San Gimignano senza aver assaggiato l’ottimo gelato della Gelateria Dondoli, in piazza della Cisterna, un viaggio tra i migliori sapori della zona. 

Tappa 3: Certaldo

Il nostro itinerario prosegue, poco distante, verso Certaldo. E’ la patria di  Giovanni Boccaccio che qui nella casa paterna (o forse più probabilmente a Firenze) si narra, senza certezza, sia nato, e che sicuramente qui morì il 21 dicembre 1375, in Certaldo Alto, stupendo esempio di borgo medievale ancora ben conservato con numerose testimonianze artistiche e storiche.

Nel suo Decameron VI, 10 – composto tra il 1394 ed il 1351 – Giovanni Boccaccio scriveva: “Certaldo, come voi forse avete potuto udire, è un castello di Val d’Elsa posto nel nostro contado, il quale, quantunque picciol sia, già di niobi uomini e d’agiati fu abitato. Nel quale, per ciò che buona pastura si trovava, usò un lungo tempo d’andare ogn’anno una volta, a ricogliere le limosine fatte loro dagli sciocchi, un de’ frati di Santo Antonio, il cui nome era frate Cipolla, forse non meno per lo nome che per altra divozione vedutovi volentieri, con ciò che quel terreno produca cipolle famose per tutta la Toscana“. La figura della cipolla compare già nell’antico stemma di Certaldo del XII secolo, quando il paese era feudo dei conti Alberti. La cipolla, da sempre simbolo di Certaldo, troneggiava sul campo bianco dello scudo bipartito con il motto “Per natura sono forte e dolce ancora e piaccio a chi sta e a chi lavora”, probabilmente ispirato alla diffusa coltivazione della cipolla nel territorio e allo spirito forte e dolce al tempo stesso dei certaldesi.

Sede di insediamenti già in epoca etrusca, il nome Certaldo deriva dal latino “cerrus altus”, o dal germanico “cerrus aldo”, entrambi significanti “altura ricoperta di cerri”.

Nel 1164 l’imperatore Federico Barbarossa lo concede ai conti Alberti di Prato, che si insediano in quello che è l’attuale Palazzo Pretorio. Dal 1184 cade sotto il controllo di Firenze. A Certaldo risiede la famiglia di Giovanni Boccaccio (1313-1375) che qui vive in vari periodi nella casa che oggi è museo dedicato al grande letterato e sede dell’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio.

Dal 1415 Certaldo è sede del Vicariato, centro politico e giudiziario più importante della Valdelsa, Val di Pesa e parte del Valdarno fino a tutto il periodo Repubblicano e Mediceo.

Con l’incremento del commercio lungo la Francigena, tra ‘600 e ‘700 Certaldo si sviluppa fino alla parte bassa. Nel 1784, soppresso il Vicariato, il Palazzo dei Vicari rimane fino al 1866 sede dell’Amministrazione Comunale, trasferitasi poi nell’attuale Municipio. Nel 1849 l’inaugurazione della ferrovia Empoli-Siena dà nuovo incremento all’economia locale, fatta di manifatture legate alla lavorazione dei prodotti agricoli. A fine ‘800 nascono le grandi tabaccaie, poi pastifici, fornaci di mattoni, vetrerie. Nel secondo dopoguerra il comparto produttivo vede l’affermarsi della lavorazione di calzature, cornici, meccanica e si registra l’avanzamento progressivo del settore terziario. Dagli anni ’80 inizia a farsi strada un’altra grande economia, quella turistica: Certaldo diventa meta del turismo europeo e internazionale.

Il borgo storico, detto anche “Castello”, è raccolto entro le mura su cui si aprono le antiche porte di accesso al borgo: Porta Alberti, Porta al Sole e Porta al Rivellino. Si può accedere al borgo risalendo le antiche e affascinanti ripide vie dette Costa Alberti e Costa Vecchia, oppure dalla più moderna Via del Castello, o tramite la funicolare che parte da piazza Boccaccio.

Caratteristica principale dei borghi medioevali, era la piazza, su cui si affacciavano tutti i poteri dell’epoca: potere religioso, politico, civile, e commerciale. Certaldo si è sviluppato su una collina dalla conformazione allungata e di forma ellissoidale, che non lasciava spazio alla ‘piazza’, la cui funzione è stata assunta dall’attuale Via Boccaccio sulla quale infatti si affacciano la Chiesa, il palazzo del potere (Palazzo Pretorio) e le Logge del Mercato (Palazzo Stiozzi Ridolfi), oggi chiuse ma ancora visibili nei muri. Gli attuali spazi che possiamo identificare con le piazze, all’epoca non erano che orti, che sarebbero serviti a fornire cibo alla popolazione in caso di assedio. Certaldo è uno dei borghi medievali della Toscana in cui, nel mese di Luglio, viene organizzata una pittoresca festa di strada di riscostruzione storico mediavale chiamato la Mercantia, dove oltre alla vendita di prodotti enogastronomici che riprendono antiche ricette medievali, si può godere di simpatiche danze in costume e giochi folkloristici. 

Questa bellissima giornata termina a Barberino Val d’Elsa: tappa 4

Il suo sviluppo fu legato soprattutto al fatto di essere sulla Strada Regia Romana, a grandi linee l’attuale SS 2 Cassia, che collegava Firenze con Roma. La sua forma urbana è a pianta ellittica e si conservano le due porte di accesso al borgo (porta Romana è integra, porta Fiorentina è ricostruita). Fra le due porte si trovano diversi interessanti palazzi come il Palazzo detto del Cardinale che reca sulla porta d’ingresso uno stemma con le api, quello appunto dei Barberini, la potente famiglia di Papa Urbano VIII. A destra della porta Romana si trova un altro palazzo trecentesco eretto sulle mura orientali ed oggi trasformato in fattoria. Proseguendo per la via principale, si trova il bel Palazzo Pretorio, attualmente propositura di S. Bartolomeo, con facciata rinascimentale adorna di stemmi gentilizi appartenuti ai Podestà fino al secolo XV. I trentacinque stemmi della facciata appartengono alle famiglie più importanti di Firenze e sono perlopiù scolpiti in pietra serena.

Barberino entrò a far parte della Repubblica fiorentina e fu sede di una Potesteria. La strada, che ora lambisce il paese ad oriente, in origine lo attraversava e quindi mercanti e pellegrini dovevano necessariamente passare, e anche sostare, al suo interno. Si spiega così la presenza, a ridosso della porta Fiorentina, dello Spedale dei Pellegrini, fatto costruire nel 1365 da Taddeo di Cecco, figlio del notaio poeta Francesco da Barberino. La posizione di crinale, sullo spartiacque fra Valdelsa e Val di Pesa, favorì l’interesse dei Fiorentini, che fortificarono il castello contro i feudatari alleati dell’Impero.

La storia di Barberino è strettamente collegata a quella che un tempo era la potente città di Semifonte. Viene citato in un documento ritrovato fra le carte dell’abbazia di Passignano nel 1054 Lo sviluppo del Borgo è però riferibile ai primi decenni del XIII sec. dopo la distruzione di Semifonte. 

La storia di Semifonte è molto affascinante. Il nome deriva dalla corruzione del latino “summos fons”, sorgente sull’altura, dato che si collocava proprio sulla sommità di una collina e contava diverse sorgenti d’acqua. 

Conobbe in un breve volgere di tempo la nascita, la potenza e il definitivo oblio.

Nel 1181 il conte Alberto degli Alberti, per contrastare l’espansione fiorentina, intraprese la costruzione di una fortezza che dominasse la Via Volterrana e la Via Francigena: questo castello in breve tempo si trasformò in un potente borgo, difeso da tre chilometri di bastioni, con quattro porte, un mastio, sette chiese e trecento abitazioni. Fin dall’inizio Firenze, allarmata dalla collocazione strategica della nuova fortezza, tentò in ogni modo di contrastarne la crescita, ma lo sviluppo urbanistico ed economico del nuovo insediamento fu rapidissimo, tanto che all’epoca a Semifonte si cantava e si canzonava sotto le mura di Firenze “Va Firenze, fatti in là che Semifon divien città”.

Anche Dante, nel Paradiso, la cita come centro di primaria importanza. “Se la gente ch’al mondo più traligna non fosse stata a Cesare noverca, ma come madre a suo figlio benigna, tal fatto è fiorentino e cambia e merca, che si sarebbe volto a Simifonti, là dove andava l’avolo alla cerca”.

Firenze non poteva permettere che i Semifontesi, combattenti coraggiosi ed abili mercanti, si espandessero a sue spese, e non interruppe mai le ostilità. In un primo momento Semifonte poté godere dell’aiuto delle piccole città limitrofe, come Colle e San Gimignano, contrarie all’egemonia fiorentina, ma nel 1200 anche il conte Alberto IV, per salvare il resto dei suoi domini feudali, si accordò con il Comune di Firenze vendendogli per quattrocento libbre la sua metà dei diritti sul castello. 

L’isolamento diplomatico e la carestia, l’uso di terribili macchine da guerra e il fuoco greco portarono, infine, nel 1202, dopo un assedio durato 4 anni  alla capitolazione di Semifonte. Gli abitanti ebbero salva la vita, ma la città fu completamente distrutta; per prevenirne la ricostruzione, Firenze emanò un divieto per chiunque di ricostruire sul posto…per sempre! Addirittura obbligarono i cittadini di Semifonte a distruggere la loro stessa città, fu persino sparso del sale sul suolo. Coloro che riuscirono a scampare dalla morte a Semifonte, furono mandati a Barberino per rinforzare sia le sue mura difensive con le pietre del castello demolito di Semifonte e della città, sia la sua popolazione. Barberino Val d’Elsa crebbe, così, come un’importante città mercato grazie anche alla sua posizione nel crocevia di strade che conducevano da nord a sud e da est a ovest e, proprio per questa ragione, si trovò spesso a difendere i propri confini con l’aiuto di Firenze. Di Semifonte non rimase nemmeno la memoria. 

Una curiosità: per quattro secoli rimase in vigore la legge che vietava di costruire sulle terre dove era sorta Semifonte, finché nel 1597, su progetto di Santi di Tito e per volontà di Giovanni Battista di Neri Capponi, che ottenne dal Granduca Ferdinando I una speciale deroga, fu eretta, una cappella dedicata a San Michele Arcangelo a pianta ottagonale, coronata da una cupola in perfetta scala di uno a otto di quella di Brunelleschi a Santa Maria del Fiore di Firenze. 

La sua ubicazione, sulla sommità della collina, diviene così il sigillo del potere di Firenze. In questo modo, l’emblema di Firenze sovrasta la campagna rendendosi visibile dalle colline limitrofe. 

Pertanto, con il monumento si riaffermò oltremodo il dominio fiorentino su Semifonte e sul suo territorio.

Intorno alla Cappella, la collina è intensamente coltivata a vite e ulivo, mentre sulle pendici sorgono zone boscose; all’interno di questi boschi si trovano quattro fronti di frana contrapposti che hanno formato delle vere e proprie balze con un dislivello di diverse decine di metri, che hanno conferito al colle la caratteristica forma a stella. Sulle pendici di questo colle si trovano tre fonti denominate Fonte di Santa Caterina, Fonte della Docciola e Fonte Alloro. Le prime due sono state al centro anche di devozione popolare per le supposte qualità salutari delle acque. Dell’antica città di Semifonte non rimane più nulla, ma dopo l’abbattimento delle strutture, i materiali furono riutilizzati in diversi edifici posti nelle vicinanze. In questi edifici si trovano delle case-torri che nei secoli successivi furono trasformate in case coloniche, in genere dopo essere state scapitozzate. 

Alla distruzione sopravvisse solamente l’odierno abitato di Petrognano, poiché si trovava fuori dal circuito murario della città: si tratta del cosiddetto “Borgo”, che in realtà doveva essere anch’esso fortificato, e che durante l’assedio fu conquistato per primo dalle milizie fiorentine. Vi si possono vedere oggi le strutture di tre case – torri e di alcuni bastioni fra cui la cosiddetta Torre del Frantoio, che presenta l’altezza originaria. La villa padronale ha inglobato un’altra torre, riadattata a torre dell’orologio. In tutto le case torri del poggio di Semifonte sono sette, ma potrebbero essere anche di più visto che qualcuna potrebbe essere stata inglobata in costruzioni successive ed oggi non più visibili. 

Nei dintorni si trovano dei piccoli borghi castelli  e pievi di assoluto rilevo.

Su un isolato poggetto si colloca il pittoresco castello di Tignano. È forse il più bell’esempio di centro “murato” della Val d’Elsa. Originale la sua struttura circolare a castellare con piazza centrale. Al castello si accede tramite una ripida rampa che conduce alla porta Fiorentina, a difesa della quale si erge una tozza mole quadrata, il Cassero.

Nei dintorni si trova Linari, delizioso borgo fortificato, di antichissima origine e di grande fascino per la sua posizione fra le verdi colline valdelsane, su un diverticolo della Francigena che porta verso Barberino. 

Più avanti il complesso monumentale di Sant’Appiano, collocato su un ameno poggetto e contornato da severi cipressi, si compone della Pieve Romanica, di suggestiva bellezza, già ricordata in un documento del 990, conserva resti di struttura protoromanica, come la parte in pietra della navata sinistra, l’abside e la cripta.

Suggestiva la strada che passa da Monsanto, per il Castello della Paneretta, antico fortilizio nato nel secolo XV dall’ampliamento di una torre medievale. La struttura quadrata, il cassero e le tre torri angolari fanno ancora parte della costruzione originaria, per arrivare al piccolo centro di Olena, sito ai margini dei grandi boschi del chianti, uno sparuto gruppo di case con al centro la chiesa, in una dimensione rurale, in un’atmosfera antica, ma di grande suggestione paesaggistica. La campagna attorno appare particolarmente bella per la presenza dei boschi e delle colline coltivate a vigneto specializzato della Fattoria Isole Olena, celeberrimo il suo Cepparello. 

Intorno a Barberino la campagna è stupenda, si spazia dalla Valdelsa alla Val di Pesa, al Chianti, con tramonti mozzafiato, si vedono gli appennini e le apuane. A sud la vista spazia dalla montagnola senese al Monte Amiata, in un panorama tinteggiato di toni di verde e marroni, di terra rossa e grigia, fra castelli, borghi e pievi. 

Dove Mangiare 

  • Arnolfo 
  • L’Antica Trattoria 
  • Cum Quibus
  • San Martino 26
  • La Grotta di Fulignano 
  • Al 43
  • Osteria del Vicario
  • Ristorante Da Pode 

Dove Dormire 

  • Borgo San Luigi 
  • Villa Sabolini
  • Hotel Bel Soggiorno
  • Locanda dell’Artista
  • Hotel la Collegiata
  • Locanda dei Logi 
  • Albergo il Castello
  • Il Paluffo
  • Hotel Sovestro – San Gimignano

Dove Comprare

  • Ceramiche Manufactum ceramiche di grande gusto 
  • La Grotta del Cristallo un artista del cristallo Luciano Bandinelli
  • Cristalleria Laica – Colle di Val d’Elsa
  • La Bottega del Sale di Duccio Nacci fotografie di grande fascino della Toscana
  • Forme d’Arte formaggi affinati da Paolo Piacenti un artista del gusto

Note 

Gelateria Dondoli Pluripremiata gelateria artigiana di Sergio Dondoli a San Gimignano, dove tradizione e sperimentazione si fondono per dar vita a gusti unici.

Salotto Negroni 1919 un ottimo cocktail bar dentro ad un vecchio cinema

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