Itinerario 10: tutti a degustare il Sangiovese!

Un itinerario nella Toscana da cartolina, fatta di dolci colline e cipressi… Da Rapolano a Buonconvento

Un itinerario nella Toscana da cartolina, nel cuore di quella Toscana fatta di dolci colline e cipressi, di tramonti mozzafiato e albe che lasciano a bocca aperta per i giochi di luce e le atmosfere che si creano.

  1. Tappa 1 – Rapolano Terme
  2. Tappa 2 – Asciano
  3. Tappa 3 – Chiusure
  4. Tappa 4 – Monte Oliveto Maggiore
  5. Tappa 5 – Buonconvento

Dove Degustare

Castello di Modanella – Rapolano Terme

Mocine – Asciano  

Podere Alberese – Asciano

Tenuta il Giardino – Asciano

Agricola Monte Oliveto Maggiore

Fattoria Resta – Buonconvento  

Loghi – Buonconvento

Tenuta Castelnuovo Tancredi – Buonconvento

Altesino – Montalcino

Tappa 1 – Rapolano Terme

Le Crete Senesi sono una grande distesa di argilla, modellata in colline e avvallamenti, nel territorio che si estende a sud-est di Siena, tra il Chianti e la Val d’Orcia. Abbraccia i Comuni di Asciano, Rapolano Terme, Buonconvento, Monteroni d’Arbia e Montalcino. È uno dei paesaggi più suggestivi che si possano ammirare in tutta la regione, sia per il colore inconfondibile, che per le sensazioni e le emozioni che suscita. Il nome deriva dall’argilla, o creta, presente nel terreno. È una reminescenza del Pleistocene, (2,5- 4,5 milioni di anni fa), quando la zona era sommersa dal mare. Si tratta di un’argilla particolare, bluastra, con sfumature azzurre e violacee, è mista a salgemma e gesso, viene detta mattaione. Il suo particolare colore, associato a quello autunnale dei campi, dà al paesaggio il caratteristico colore grigio-azzurro, oltre ad un affascinante scenario quasi lunare.

Tutto il paesaggio è molto particolare: il terreno è caratterizzato da un susseguirsi infinito di colline dolcemente ondulate con balze, biancane e calanchi. La vegetazione è costituita da rari pioppi, querce e immancabili cipressi, che si ergono a sentinelle come a scortare il turista nei suoi spostamenti. Soltanto negli avvallamenti, dove resiste l’umidità, si sviluppano piccoli boschi oppure si creano modesti invasi che raccolgono l’acqua piovana, detti fontoni, suggestivi specchi d’acqua, sprazzi argentei fra i sinuosi colli. 

Le biancane, riconoscibili per la loro tipica forma a cupolette bianche, brillanti nei giorni di sole, sono concentrate, in particolar modo, lungo la via Lauretana, nel tratto tra Siena ed Asciano. I calanchi, invece, caratterizzati da profondi solchi del terreno “a lama di coltello”, e le balze, pareti molto ripide, veri precipizi e strapiombi, si possono ammirare tra Asciano e Rapolano Terme, in tutta l’area intorno a Chiusure e all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. 

Le caratteristiche minerali dei terreni argillosi li rendono poco adatti alla maggior parte delle colture. Eppure l’uomo, nel corso dei secoli, con il lavoro e la cura è riuscito ad ottenere il massimo dalle zone destinate alla coltivazione: girasoli ma soprattutto grano, sono le piante che meglio si adattano al terreno e che caratterizzano l’intera campagna. Sulle Crete poi prosperano specie vegetali quali l’odorosissima Artemisia marittima, il Polio, la Santoreggia ed il Timo, che alimentano le pecore al pascolo; tali essenze influenzano il gusto del loro latte, dal quale viene infatti ricavato il tanto particolare pecorino aromatico delle Crete, tipico di questi luoghi.

Non ci sono icone come piazze e cattedrali che identificano questo territorio, ma solo particolari angoli come un cipresso, un vecchio podere, la curva di quella strada bianca. Distese argillose popolate da greggi di pecore, strade solitarie, borghi, ruderi, mulini, fattorie, campi e grandi spazi, come dipinti in un incantevole e surreale panorama. Difficile rimanere indifferenti dinanzi ad uno spettacolo così suggestivo. Ben lo sanno i fotografi di tutto il mondo e i turisti alla ricerca di orizzonti, silenzi, colori che sembrano sparire per poi colpire all’improvviso, con un cambio di luce e prospettiva. In ogni stagione le Crete sapranno farsi ricordare. 

Viaggiando tra le loro colline ognuno troverà luoghi e proverà emozioni uniche irripetibili, atmosfere contemplative con la magia di paesaggi e di luci imprevedibili.

Le Crete Senesi però sono anche altro, qualcosa in più. Sono il rapporto tra natura selvaggia e attività dell’uomo. Sono un paesaggio inconfondibile, unico in Italia, un set cinematografico naturale la scenografia perfetta di molti film western e non, come l’indimenticabile “Brancaleone” o l’ultimo “Pinocchio”. 

Le Crete Senesi sembrano riconoscersi in quel paesaggio perfetto e abbondante raffigurato dal Lorenzetti nella celebre Allegoria del Buon Governo, affrescata all’interno del Palazzo Comunale di Siena.

Nel Medioevo, nel territorio un tempo chiamato “Acona”, fu costruita l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, casa madre di un ordine oggi diffuso in tutto il mondo. I monaci olivetani intorno al monastero piantarono per decine di anni cipressi, perché era l’unico sistema per consolidare la stabilità del terreno ed evitare le frane. 

La nostra giornata inizia da Rapolano Terme. Del periodo Etrusco non abbiamo significativi ritrovamenti, mentre vi erano numerosi insediamenti di epoca romana poiché era attraversata da un’importante asse viario romano, la Cassia Adrianea, che collegava Chiusi con Siena. Le acque termali, il travertino e altri fattori favorirono la nascita dell’insediamento di Campo Muri, che attraversa ben sette secoli: dal III a.C. al IV d.C. Le invasioni barbariche che iniziarono a partire dal III secolo d.C. provocarono l’abbandono degli insediamenti sparsi e la costituzione di nuovi, situati su alture spesso chiamate “Castellari”. Dalla fine del IX secolo, in età post-carolingia, fino al XII e XIII secolo ci fu un proliferare di fortezze come i vicini castelli di Serre, Armaiolo, Poggio Santa Cecilia, Modanella, San Gimignanello, Lati Castelli, Campiglia d’Ombrone e Castiglion Baroti.

Il castello di Rapolano faceva parte in origine dei domini dei conti Scialenghi i quali nel 1175 lo dettero in accomandigia al comune di Siena. Già a metà del Trecento le ostilità militari tra Siena e Firenze trascinarono il castello verso il decadimento economico e sociale. Con la caduta di Siena nel 1334, anche Rapolano entrò a far parte dello Stato mediceo. Dal 1949 il nome del comune è stato trasformato da Rapolano in quello di Rapolano Terme. Nel passato, le risorse economiche di Rapolano erano incentrate prevalentemente sull’agricoltura: i terreni in gran parte argillosi con alternanza di calcari permettevano coltivazioni di olivi, cereali e viti. Le sue acque termali erano già rinomate nel XIII secolo; nel secolo XIV furono eseguiti per volontà dei Nove di Siena importanti lavori di sistemazione dei bagni, che però già alla fine del Trecento entrarono in una fase di decadenza protrattasi fino all’età  moderna. Tra Seicento e Settecento vi si producevano terraglie e panni di lana, fiorirono tintorie e gualchiere, e si estraeva il travertino. Il comune di Rapolano Terme ha oggi perso le sue caratteristiche rurali per assumere quelle di centro industriale, polarizzato sull’estrazione e la lavorazione del travertino e del marmo. Nel settore terziario la creazione di due stabilimenti termali di acque solforose per bagni e fanghi ha stimolato l’afflusso turistico. A poca distanza dalle Terme di San Giovanni si trova il già ricordato sito archeologico di Campo Muri, un imponente complesso termale di età romana che si sviluppa su un’area denominata “Buca delle Fate”, uno spazio boschivo da cui scaturivano queste acque termali, benefiche e sacre agli etruschi, come attestano i numerosi bronzetti rinvenuti all’interno di un deposito votivo. Vicino alle Terme dell’Antica Querciolaia si trova il Parco dell’Acqua, un parco dedicato al travertino che si forma con i depositi calcarei delle acque termali, ci sono sculture e ritrovamenti. La “Schiena d’Asino” e la “Puzzola” sono due zone di interesse naturalistico create dalle acque termali. 

Non lontano anche il borgo di  Modanella con il castello medievale, antica signoria oggi trasformato in fattoria e agriturismo.

Contiguo a Rapolano troverete Serre, in passato famosa per la sua Grancia, un grande granaio antico  dell’Ospedale di Santa Maria della Scala. L’antico Ospedale di Siena era un’istituzione molto potente e aveva tante proprietà in tutto il territorio senese, come attesta il simbolo delle scale sopra la porta d’ingresso del Granaio. Ora questo edificio ospita il Museo dell’antica Grancia e dell’Olio, che documenta la storia delle antiche grancie fortificate e gli antichi metodi di lavorazione dell’olio, per scoprire macchinari e attrezzature dei contadini di una volta.

Maggio è un periodo ideale per visitare Serre di Rapolano, perchè durante i due weekend a metà mese si festeggia sempre il tradizionale Serremaggio – Festa della Ciambragina. Il nome richiama la sposa di un ricco mercante senese del 14° secolo che ha vissuto a Serre. Durante la festa si può sentire l’atmosfera medievale in tutto il paese, assaggiare il cibo e i dolci medievali serviti nei piatti e bicchieri di coccio, anche comprare prodotti di artigianato e assistere ai vari tipi di spettacolo. La gente del paese si veste in costume d’epoca e sfila per le strade rappresentando gli abitanti del passato mentre gruppi di ballerini mostrano le antiche danze e ci sono musicanti o giullari in giro per i vicoli ad intrattenere i visitatori.

Tappa 2 – Asciano

Per raggiungere la nostra prossima tappa, la strada che ci conduce ad Asciano è affascinante, bellissima, sembra di viaggiare in una cartolina, un susseguirsi di panorami, di linee dolci, suadenti che accarezzano lo spirito dando la sensazione di essere in un’altra dimensione, dove tutto è legato al rispetto del tempo, al bello, all’armonia, alla dolcezza.

…mi accorgo di esser mal fatto e mal piallato, e mi converrà passar per Asciano a pigliar quel garbo che mi manca”scrive Giosuè Carducci. Quest’appellativo di “Paese del Garbo” si dice che Asciano se lo conquistò sul campo, con il valore delle armi e la fedeltà a Siena durante la battaglia di Montaperti (4 settembre 1260). “Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso…” cantò il Sommo Poeta nel decimo canto dell’Inferno. Un’altra tradizione, invece, riconduce l’appellativo al nome di alcuni tessuti, molto pregiati nel Medioevo (forse quelli portoghesi, importati dall’Algarve), abbigliamento da nobili e, quindi, simbolo di signorilità, gentilezza.

Un’altra leggenda racconta della fondazione di Asciano, narrando di Senio e Ascanio (o Seno e Aschio), figli di Remo. Uno seduto sulla sponda del torrente Tressa, l’altro sul fiume Ombrone. Ciascuno con i propri seguaci, ognuno con il proprio silenzio. Nei loro occhi il terrore per essere sfuggiti alle persecuzioni dello zio Romolo, re di Roma. Intorno il mare di creta, che evoca tempo e spazio e che richiama le ragioni dell’uomo e dell’esistenza – come canterà l’arte poetica di Mario Luzi – nel cuore già il calore di una terra che di lì a poco li avrebbe accolti e la consapevolezza di fondare qualcosa di grande: Siena, la città di Senio, Asciano la terra di Aschio.

Queste sono solo leggende, ma è chiaro che Asciano profuma di storia. Un profumo che dura nei secoli e che si respira ancora negli angoli delle strade, nei colori della terra, nei ricordi e nelle parole di una popolazione che ha mantenuto nel suo vissuto quel senso di dignità che appartiene alle grandi dinastie.

Sicuramente etrusche sono le sue origini. L’archeologia ha riportato alla luce due ricche necropoli: l’imponente tumulo del Molinello (VII-I secolo a.C.), appartenuto alla famiglia dei “Marcni” e la necropoli di Poggio Pinci (V-I secolo a.C.), dove si trova anche la tomba della famiglia degli “Hepni”. E che questa fosse la loro terra lo dimostrano anche i corsi d’acqua e i luoghi che ancora portano nomi etruschi come l’Asso, il torrente che si butta nell’Orcia dopo aver tagliato il Lecceto; Vèscona, la celebre area delle Crete, Causa, il fiumiciattolo che termina il suo corso nell’Arbia. All’epoca tardoantica risale il grande mosaico policromo che possiamo ammirare nel cuore del borgo ascianese, un bellissimo tappeto musivo che testimonia ancora una volta la ricchezza e grande concezione del bello degli abitanti di questa terra. Il mosaico è conservato all’interno dell’Antica Farmacia Francini-Naldi, che vi può regalare un tuffo nel mondo ascianse dell’800. Restaurando il mobilio di questa antica farmacia, gli eredi scoprirono, in un angolo nascosto, un cartiglio contenente un’antica ricetta: è la ricetta del Vin Pepato, un liquore che possiamo assaggiare ancora oggi in questa storica farmacia! Per le sue qualità digestive, la sua originalità di produzione e per le sue delicatissime caratteristiche dolceamare che lo rendono un prodotto unico e raro, il Vinpepato delle Crete ha ricevuto l’approvazione dell’associazione “Vino e Salute” (Dott. Stefano Ciatti – Presidente dell’Associazione Vino e Salute).

Le prime notizie di Asciano in epoca medievale risalgono all’inizio dell’VIII secolo e si riferiscono alla contesa tra i vescovi di Siena e di Arezzo per il possesso di alcune chiese, tra cui appunto la Pieve di Asciano (o Sessiano); nel XII secolo il castello era feudo dei conti Cacciaconti, che proprio da Assìanum, il centro più importante dei loro possedimenti, presero il nome di Scialenghi. Nel XIII secolo passò sotto il dominio di Siena, che ne fece sede di vicariato. Nel corso della guerra contro Siena, nel1234, Asciano fu tra i castelli devastati dall’esercito fiorentino in movimento. Nel 1268 l’insediamento fu assoggettato alla signoria di Iacopo di Giovanni Gallerani, come ci testimonia il documento firmato da Carlo d’Angiò. Insieme a Siena, entrò a far parte dello stato mediceo prima e dei Lorena successivamente. 

L’importanza economica e strategica del territorio ascianese è ben evidente da sempre. Se in epoca antica le fonti di ricchezza, oltre alla coltivazione della terra, furono il controllo della via fluviale dell’Ombrone e l’intenso commercio del travertino, sicuramente in epoca Medievale ci fu una splendida età d’oro, che gravitava intorno ai numerosi mulini che costellavano il borgo, e il fiorente mercato, che si svolgeva al suo interno, in quello spazio oggi chiamato Piazza del Grano, e un tempo – non a caso – “Mercatale”. Qui, dove confluivano merci e mercanti da tutto il centro Italia e oltre, percorrendo l’antica “Strata di Sciano” poi rinominata via Lauretana-si era formata un’area economica talmente importante da competere con quella di Siena, la quale addirittura vietò ufficialmente ad Asciano di svolgere il mercato nello stesso giorno di quello cittadino. La Terra di Asciano è citata come “Granaio di Siena”, per la sua grande potenzialità in questa produzione, ma eccelleva – a detta delle fonti – anche nella coltivazione di guado e zafferano, ad esempio, legate quindi alla produzione del tessile. La tradizione delle erbe aromatiche e officinali è portata avanti da un’azienda di eccellenza: “Piante Officinali San Marco”, che traggono dalla terra delle Crete Senesi i loro eccellenti prodotti, oggi come ieri.

Da ricordare è anche la fiorente produzione ceramica, per la quale Asciano aveva riservato addirittura un quartiere (Copperia, oggi via Bartolenga, e via dei vasari), e che è stata recentemente riscoperta anche da scavi archeologici, restituendo una grande quantità di vasellame, tra cui delle importanti maioliche arcaiche. Tra tutte, da non perdere, il boccale finemente decorato, un unicum nel suo genere, oggi esposto al Museo di Palazzo Corboli. 

Dalla tradizione è nata una realtà importante, che sta portando il nome di Asciano nel mondo dell’alimentazione sana e consapevole, è il Consorzio Pastasciano. Impegnato nella selezione dei grani antichi coltivati dai soci del Consorzio, nel rispetto di un rigoroso disciplinare, per far sì che la pasta prodotta garantisca al consumatore sicurezza del prodotto, alta qualità nutrizionale, ricchezza di sapore, con proprietà ed effetti benefici per la salute dell’uomo.

Pastasciano è nata grazie all’intuito di un produttore locale, Francesco Cini, Presidente del Consorzio che si è avvalso della collaborazione dell’amministrazione comunale di Asciano e della Pro Loco locale, “… per riscoprire il sapore originario di un prodotto che nasce dalla nostra terra fin dai tempi remoti e per rivalutare un prodotto seriamente di qualità… un grano duro antico selezionato, più forte e resistente di quelli moderni, che non necessita di trattamenti chimici, a discapito di una produttività più bassa. Non ha mai subito alterazioni tecniche di manipolazione genetica.” dice Cini. 

Una pasta in grado di sprigionare tutto il sapore del grano duro prodotto nel territorio ascianese e che, grazie alle caratteristiche conferitegli dalle crete, rappresenta un’eccellenza del paniere dei prodotti tipici senesi. Un vanto per questa preziosa terra. 

E potete degustare la prelibatezza dei prodotti, realizzati con questa pregiata farina, al Forno delle Crete con dei gustosi “ciaccini” o del pane; per il dolce, invece,  i meravigliosi biscotti della Pasticceria La Garbata che si trova in via Bartolenga, all’interno di Palazzo Tolomei, antica residenza di questa nobile famiglia senese che ebbe un ruolo molto importante a livello economico e culturale per il paese. L’altra grande famiglia fu quella dei Bandinelli, ricchi mercanti che nel XIV secolo decisero di affrescare con mirabili cicli pittorici la loro residenza ascianese: Palazzo Corboli. 

Asciano è il principale centro delle Crete Senesi posto su un crocevia di antiche strade. Il suo borgo medievale è tra i più affascinanti, con un patrimonio storico incredibile. Ancora oggi si possono ammirare parte delle mura che circondavano il borgo. Le strette strade medievali del centro conservano innegabili tesori architettonici e artistici. Già al primo colpo d’occhio ci si accorge di alcuni palazzi dalle facciate più elaborate e decorate, simbolo della presenza passata di queste casate nobiliari di una certa importanza.

Passeggiando nel centro storico si può visitare Sant’Agata, imponente Basilica in pietra, che conserva ancora oggi l’antico fonte battesimale appartenuto alla pieve longobarda disputata nel primo documento del paese. La pieve (dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano) esiste ancora oggi, è appena fuori il borgo, e custodisce un vero e proprio enigma: l’affresco che conserva nell’altare raffigura un autoritratto giovanile del grande Raffaello? Tornando alle viuzze del borgo, l’altra chiesa monumentale è quella di S. Agostino, con dei bellissimi affreschi recentemente riscoperti. “Piazza del Grano” è molto scenografica, con la sua fontana quattrocentesca in travertino, opera di Paolo Ghini; nello stesso luogo vi è il Palazzo del Podestà.

La maggior parte delle opere un tempo realizzate per le grandi e piccole chiese che costellavano l’intero territorio sono confluite, nel 2002, a Palazzo Corboli, sede del Museo Civico Archeologico e d’Arte Sacra e definito dal Daily Telefraph “uno tra i più belli, piccoli musei d’Italia”. Nei suoi tre piani di edificio medievale, si può ammirare la sezione Archeologica, con la collezione dei reperti etruschi e romani dell’Alta Valle dell’Ombrone (tra cui i manufatti dell’area archeologica di Campo Muri e i corredi delle necropoli di Poggio Pinci e del Molinello); la sezione Arte Sacra espone invece i grandi e piccoli Capolavori dell’arte di Ambrogio Lorenzetti, del Maestro dell’Osservanza, Matteo di Giovanni, Giovanni Pisano, Francesco di Valdambrino… Lo stesso palazzo, con i suoi rarissimi affreschi, efficace monito nella conduzione di una vita giusta e leale (un’altra versione del ben più noto “Buongoverno”), offre uno spettacolo indimenticabile.

Bellissimo anche il Museo Cassioli, unico Museo interamente dedicato alla pittura senese dell’Ottocento. Una curiosità, che probabilmente molti non sanno è che le medaglie per le premiazioni dei Giochi Olimpici assegnate dalle Olimpiadi di Amsterdam 1928 sino all’edizione di Sydney 2000, sono opera dell’artista e genio ascianese Giuseppe Cassioli. Sua è anche, ad esempio, la porta bronzea della Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze.

Asciano grazie alle Crete Senesi, alla loro particolare bellezza, alla natura ed agli orizzonti mozzafiato, rappresenta un prezioso gioiello senza paragoni.

È in queste colline, infatti, tra Siena e Asciano, al bivio di tre stradine di campagna tra Mucigliani e Leonina, si trova un’opera artistica in pietra realizzata da Jean-Paul Philippe nel 1993: Le Site Transitorie.

Un connubio eterno tra Arte e Natura, un gioco di luci, ombre e fusioni tra materia e arte, che muta con il passare del sole, delle stagioni, della luce. Il momento in assoluto più suggestivo per recarsi in questo luogo è l’ora del tramonto, ed in particolare durante l’ultimo raggio della sera del solstizio d’estate, quando il sole si va ad incastonare perfettamente all’interno della scultura disegnando giochi di luce unici. Questa la definizione dell’artista francese: “…realizzare in pietra e mettere in spazio tre posizioni familiari: seduta, alzata, sdraiata … e lasciarle mute a dialogare fra loro nella solitudine e nel silenzio di un luogo naturale. Il luogo scelto fu quello: una collina nel cuore delle Crete senesi. Compiendo quel gesto, installando quelle pietre mi resi conto che disegnavano nella luce e nello spazio i limiti di una casa. Una dimora senza mura dalla soglia invisibile. A terra alcune lastre, una sedia per accogliere il passante, un banco, una finestra e per tetto la volta celeste. L’ombra di questo mobilio di pietra tracciava al suolo la sua passeggiata grazie alle apparizioni della Luna e del Sole. Nel solstizio d’estate è nell’appiombo della finestra che il disco solare sparisce, mentre brillano la prima stella e le luci di Siena”.

Ma Asciano è anche terra di sfide, vorrei citare un tratto di strada bianca, la mitica Monte Sante Marie, leggendario sterrato che ha visto gesta epiche di Campioni del mondo rally al volante delle più avvincenti auto. Hanno scritto pagine cariche di sport di record su questo tracciato tecnico, veloce, sui crinali delle crete con salti da cardiopalma. Bellissimo. Ma anche scenario della celeberrima “L’Eroica”, una classica mondiale, con circa 7500 iscritti che provengono da tutto il mondo.

A proposito di motori, a pochi chilometri da Asciano, potete trovare il Circuito di Siena, un Kartodromo internazionale, dove è possibile noleggiare i kart e dove poter passare una mezzora di derapate o una sfida fra amici. La struttura dà anche la possibilità di cimentarsi alla guida di una vera monoposto, esperienza unica e adrenalina pura. Con preavviso è anche possibile usufruire di un corso di guida sicura e di eco-guida, apprendere le nozioni base per acquisire la sicurezza e la padronanza della vettura, uno stile di guida che cambia radicalmente l’approccio alla guida.
Ovviamente nelle Crete, come raffigurato ancora una volta nell’affresco del “Buongoverno” a Siena, non può mancare anche l’allevamento di Cinta Senese. A Vescona, una delle zone più belle e suggestive delle crete troviamo l’Azienda Vigni Mario, una piccola ma importante realtà a conduzione familiare dove vengono coltivati cereali come orzo, grano, avena, favino, triticale, con i quali sono nutriti i maiali di Cinta Senese D.O.P. La filiera produttiva è curata, dall’allevamento allo stato semibrado, alla lavorazione rurale con metodi tradizionali della famiglia Vigni, per garantire la qualità delle carni e gli antichi sapori e profumi dei veri salumi senesi. Vale la pena di andare a visitare questa azienda e degustare i suoi prodotti.

Sulla strada Lauretana verso Sinalunga, in località Casabianca, si trova il Podere Alberese, un’azienda a conduzione familiare. I loro vini sono certificati biologici e provengono da varietà autoctone: Sangiovese, Canaiolo, Fogliatonda e Trebbiano. La vinificazione con metodi tradizionali e naturali, come le fermentazioni spontanee e lunghi invecchiamenti in legni grandi, consentono di ottenere un prodotto profondamente classico che si ispira alla grande tradizione vitivinicola toscana.

Nel lasciare Asciano per la prossima meta, passando dalla strada provinciale panoramica 451, la prima azienda che si incontra è “Casanova”. Un podere con uno storico allevamento della prestigiosa razza chianina, dove la tradizione continua nutrendo il bestiame esclusivamente con foraggio e fieno di propria produzione.  Il bestiame pascola durante la primavera e l’estate nella tenuta di 40 ettari allo stato brado. Una azienda a gestione familiare che oltre ad offrire in ogni stagione verdure fresche e frutta locale, produce grano duro con il quale viene realizzata la pasta “fatta in casa”. Tutte eccellenze che possono essere gustate insieme alla carne nei soggiorni presso il suo agriturismo. La lavorazione della carne IGP è certificata e può essere acquistata sia in loco che da casa.

Proseguendo, si giunge alle volte dell’Azienda Vinicola Mocine con i suoi fantastici vini. Si trova proprio nel cuore di questa generosa terra, nelle Crete Senesi, a Chiusure, frazione di Asciano, appena sotto l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. Nel corso degli anni, si è affermata come una tra le aziende produttrici più interessanti della provincia di Siena e dell’intera regione Toscana.

I vini dell’azienda risultano essere rappresentativi dell’eccellenza produttiva di questo territorio. Nascono da una lunga collaborazione con i noti enologi Attilio Pagli e Giacomo Cesari.

Derivano da un’accurata selezione di uve Sangiovese e Colorino, a cui si aggiungono due rare varietà autoctone toscane: Foglia Tonda e Barsaglina. Il rosso Mocine è frutto di 60% sangiovese, 35% foglia tonda e barsaglina, 5% colorino. Vendemmia eseguita in 4 fasi e vinificazione separata per ognuno dei vitigni. Quindi assemblaggio e affinamento, in acciaio. è un rosso caratteristico, concentrato, madido di piccoli frutti e di una freschezza inaspettata. Il fratello Otto Rintocchi ha le medesime uve, ma con maggior peso per quelle rare, mentre il S’Indora, pura espressione del vitigno Foglia Tonda, è una sfida dai risultati affascinanti e imprevedibili. Vini strepitosi e etichette stupende che hanno saputo trasferire sulla carta l’essenza di questi posti magici.

Continuando, troviamo un’altra azienda agricola a conduzione familiare da non perdere: Tenuta il Giardino. L’Azienda produce un vino rosso di altissima qualità, un Sangiovese in purezza.  Nella Tenuta potete trovare anche l’Agriturismo Il Poggiarello, prende il nome dal colle, “il poggio”, che domina le Crete, e dal quale potrete spaziare e cullare lo sguardo sul mare ondeggiato interrotto dagli aspri calanchi.

Tutte le aziende producono un olio extravergine di oliva di prima qualità, realizzato coniugando le vecchie tradizioni con le moderne tecniche.

Tappa 3 – Chiusure

La nostra giornata prosegue nel vicino Borgo di Chiusure, un piccolo “tetto sul mondo” sorto nei pressi di un’antica chiesa denominata Sant’Angelo in Luco (S.Michele Arcangelo), già esistente nell’VIII secolo. Nel XIV secolo venne affidata alla vicina Abbazia di Monte Oliveto Maggiore insieme alla quale, nel 1462, entrò a far parte della Diocesi di Pienza. Nel 1777, Chiusure, da comune autonomo, divenne frazione di Asciano, nel cuore delle Crete Senesi. Siena dista qualche chilometro e centinaia di curve, di tanto in tanto appare all’orizzonte il suo profilo turrito. Il borgo incantato di Chiusure ospita un “Paradiso in terra”: la Locanda Paradiso. Un’antica bottega dove potete mangiare piatti genuini in una atmosfera di altri tempi. La zuppa di pane e la ribollita sono divine, pici e pasta fatti a mano sono emozionanti, fegatelli, trippa, bruschette, ottimi taglieri di formaggi e salumi e, vista la festa del carciofo che organizzano in paese, vi consiglio carciofi fritti o sott’olio il tutto accompagnato da olio e vino dei poderi vicini e tanta cordialità che vi farà sentire subito a casa, vi sembrerà di esserci stati da sempre. Come nella migliore tradizione toscana, vi troverete a mangiare nel salone bar e potrà capitare che nei tavoli accanto ci siano gli abitanti del luogo a chiacchierare o giocare a carte, con la tv o la radio che vi farà da sottofondo, ma il tutto con grande spontaneità. Tutto fa parte dell’ambiente, il che la rende una “locanda country chic”, dove respirare una sana atmosfera e trascorrere una serata all’insegna della genuinità e della convivialità, degustando un eccellente bicchiere di vino!

Il 25 e 26 aprile, di ogni anno, si celebra la tradizionale festa del carciofo “chiusurino”. Lo splendido paese immerso tra i calanchi con un colpo d’occhio unico sull’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, si animerà con stand gastronomici e mercatini dei prodotti locali, dove assaggiare ed acquistare tutte le delizie a chilometro zero ma soprattutto degustare ottimi carciofi in tutte le “salse”; i miei preferiti rimangono quelli fritti!!!

Tappa 4 – Monte Oliveto Maggiore

A poche migliaia di metri da Chiusure, sulla strada che scende verso Buonconvento si trova l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore immersa in una selva di cipressi. La nobile famiglia Tolomei di Siena aveva vari possedimenti nei dintorni di Chiusure, e nel 1313, Bernardo Tolomei, insieme a Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, nobili e ricchi come lui, desiderosi di abbandonare lussi e ricchezze per incontrare Dio, si ritirarono per condurre una vita eremitica proprio in una di queste proprietà. Bernardo aveva trovato  un luogo isolato dal mondo, per la meditazione e contemplazione, un angolo delle Crete Senesi caratterizzato da imponenti e scenografici calanchi, dove, oggi come ieri, pace e tranquillità regnano sovrane. Nasceva così il desertum di Acona

Qui vi condussero vita eremitica in alcune grotte scavate nel tufo. Una vita penitente, caratterizzata dalla preghiera, dalla lectio divina, dal lavoro manuale e dal silenzio. Altri compagni venuti da Siena, da Firenze e dalle regioni circostanti, si unirono presto a loro; il loro modello era la forma di vita degli Apostoli e dei primi monaci della Tebaide.

Bernardo riuscì ad ottenere un decreto per erigere il futuro monastero di S. Maria di Monte Oliveto, da istituire “sub regula sancti Benedicti” (26 marzo 1319), con alcuni privilegi ed esenzioni; il vescovo di Arezzo accolse la loro professione monastica. Scegliendo la Regola di S. Benedetto, Bernardo dovette temperare la primitiva scelta eremitica, con l’adozione del cenobitismo benedettino; per il desiderio di onorare la Madonna, i fondatori indossarono un abito bianco: questa devozione mariana rimase in eredità alla spiritualità della comunità. Era nata la Congregazione Olivetana.

Gli eremiti divennero monaci secondo lo spirito della Regola di S. Benedetto. Il 1° settembre 1322, Bernardo non poté opporsi al desiderio dei suoi confratelli e divenne il quarto abate del monastero di cui era fondatore, funzione di governo che ricoprì fino alla morte. Da Avignone, Clemente VI approvò la Congregazione allora formata da 10 monasteri, con due bolle (Vacantibus sub religionis: approvazione formale e canonica del nuovo Istituto; Sollicitudinis pastoralis officium: facoltà di erigere nuovi monasteri in Italia) del 21 gennaio 1344. Il cenobio di S. Maria di Monte Oliveto diventò il centro di una Congregazione monastica guidata da un solo abate, mentre i singoli monasteri stavano sotto l’autorità di un priore. Solo nel 2009 Papa Benedetto XVI ha potuto dichiarare santo Bernardo.

Con la  bolla del 18 gennaio  1765, Monte Oliveto Maggiore fu eretto in abbazia nullius da Papa Clemente XIII, senza cura pastorale. La giurisdizione dell’abate si estendeva alla chiesa, al monastero e alle persone ivi dimoranti: monaci, oblati, inservienti laici. Gli atti dell’abate come ordinarius loci furono registrati nel Libro Nullius di Monte Oliveto Maggiore, manoscritto del secolo XVIII, conservato nell’Archivio storico dell’abbazia, insieme alla bolla pontificia.

L’Abbazia è uno dei più interessanti monumenti della Toscana, sia per l’importanza storico-territoriale, che per le numerose e rilevanti opere d’arte che custodisce, nonchè per la monumentale biblioteca, la farmacia e la cantina storica.

La struttura del complesso monastico ricalca la classica impostazione delle abbazie benedettine: una grande chiesa, un chiostro principale e altri più piccoli, un’aula capitolare e un refettorio.

Dal parcheggio si entra all’Abbazia a piedi attraverso un ponte levatoio e un edificio medievale fortificato con una torre squadrata. Sopra l’entrata c’è una bella terracotta smaltata raffigurante la Madonna con il bambino, attribuita alla famosa produzione della famiglia Della Robbia. Da qui si continua su un lungo viale di cipressi fino all’Abbazia, trovando a metà strada una grossa vasca del ‘500 per l’allevamento di pesci. La chiesa è stata costruita all’inizio del ‘400, ma l’interno è stato trasformato in stile barocco. Al suo interno il Coro intarsiato e intagliato, un capolavoro di Fra Giovanni da Verona, uno degli esempi più importanti di questo genere nel mondo. Non si può non assistere almeno una volta nella vita alle loro suggestive liturgie, celebrate in questa chiesa, come la Messa Conventuale e i Vespri in canto gregoriano. La grande attrazione dell’Abbazia sono gli affreschi del chiostro principale, realizzati da Luca Signorelli e successivamente continuati da Antonio Bazzi, detto “Il Sodoma”. Le 35 scene coprono interamente le pareti dei quattro lati del chiostro e raffigurano gli episodi della vita di S. Benedetto. I colori vivacissimi e molti dettagli dei dipinti danno una visione affascinante della vita e dei paesaggi del tempo. Questi affreschi sono giustamente considerati un capolavoro del rinascimento italiano. Nel cortile superiore di lato alla chiesa c’è un negozio di souvenir e prodotti tipici dell’azienda agricola. Prima di lasciare l’Abbazia è d’obbligo una visita alla cantina sotto il chiostro. Qui potrete degustare i vini e liquori prodotti dall’azienda. Da non perdere “l’ultima creazione”: un rosso IGT denominato“1319″, in onore dei 700 anni dalla fondazione, celebrati nel 2019, o la “Flora” un amaro a base di erbe la cui ricetta è gelosissimamente custodita e tramandata da un unico monaco all’interno della clausura.

Tappa 5 – Buonconvento

La nostra giornata termina a Buonconvento, incantevole borgo dall’atmosfera medievale. Annoverato tra i Borghi più Belli d’Italia, si trova lungo la Cassia che da Siena conduce a Roma attraverso la Val d’Orcia, posto sul versante più gentile delle Crete Senesi.

Il nome deriva dal latino “bonus conventus” e ha il significato di “comunità felice, fortunata, che gode della fertilità della terra”. Conobbe nel XIII secolo un notevole sviluppo grazie alla sua particolare e favorevole posizione alla confluenza dell’Arbia e dell’Ombrone e  presso il guado del fiume sull’importante via Francigena. Qui i viandanti interrompevano il viaggio per alloggiare e rifocillarsi. Pensate cosa deve essere stato assistere all’intrigo avvenuto una sera in una bettola medioevale descritto da Boccaccio nel suo Decameron o al poeta Thomas Gray, che passando da qui durante uno dei suoi viaggi verso Roma scriveva alla madre“Avrai la più bella vista di questo mondo”, Buonconvento è una terra che accoglie. Tradizione dell’ospitalità che è rimasta a tutt’oggi, i palazzi e le mura che offrivano accoglienza ai viandanti medievali, continuano a fornire ottimo cibo e alloggio ai turisti moderni. 

Oltre al paesaggio verdeggiante e idilliaco che abbraccia l’abitato, ci sono numerose bellezze di grande valore storico, architettonico e artistico, a partire dalla massiccia cinta muraria trecentesca che testimonia il gusto delle antiche costruzioni senesi, e un tempo racchiudeva al suo interno tutte le case del borgo. Non c’erano aperture nella fortificazione, ad eccezione di due porte con infissi di legno e robuste ferrature: Porta Senese era l’ingresso sul lato nord, verso Siena, mentre Porta Romana guardava a sud, ma venne distrutta dai tedeschi in ritirata nel 1944.

Il borgo ha mantenuto per molti secoli il suo aspetto originario, ma nel corso dell’Ottocento ha conosciuto una spiccata evoluzione grazie alla costruzione di nuovi edifici a ridosso delle mura, tra cui il bel Teatro dei Risorti. 

Il paese è racchiuso nella pianta rettangolare conferitale dalla cinta muraria trecentesca, della quale conserva la monumentale porta settentrionale. All’interno il cuore di Buonconvento è tagliato in due parti da via Soncini, strada principale intitolata a un’antica famiglia del luogo, su cui si affacciano i palazzi del potere. Il Palazzo Podestarile, con la torre trecentesca a pianta rettangolare e gli archi gotici che agghindano la facciata, arricchita da ben 25 stemmi di pietra corrispondenti ad altrettanti podestà. Poco lontano c’è il Palazzo Comunale, con l’elegante facciata in mattoni, e ancora il Palazzo Taja, realizzato sempre in mattoni nella seconda metà del XVIII secolo per volere di una nobile famiglia cittadina. Completano la rassegna Palazzo Borghesi, del XIV secolo, tutto agghindato di stemmi, e il Palazzo del Glorione, appartenuto in passato allo Spedale di Santa Maria della Scala, oggi sede del Museo della Confraternita della Misericordia.

Tra gli edifici di culto spicca la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove morì nel 1313 l’imperatore Arrigo VII e in cui erano collocate opere d’arte pregevoli, ad esempio di Duccio di Boninsegna, oggi raccolte nel Museo d’Arte Sacra della Val d’Arbia. La zona più caratteristica del borgo è lo scorcio detto “chiasso buio”, con una parte della strada a selciato medievale; infine si possono ammirare numerosi edifici in stile Liberty come il già citato palazzo Ricci-Socini, il palazzo Farnetani e la palazzina Sensi.

In passato, alla fiorente produzione agricola, in particolare delle piante di gelso che alimentavano i bachi da seta, si aggiunse l’allevamento del bestiame vaccino che divenne così importante da richiedere, a partire dal 1854, una fiera annuale.

Buonconvento è anche un punto di riferimento per gli appassionati dei motori, negli anni 70 e 80 era al centro delle bellissime Prove Speciali del Rally Mondiale e mitici erano le assistenze sotto le mura che richiamavano migliaia di persone; spesso è tappa della fantastica Mille Miglia la corsa più bella del mondo. Per chi invece delle quattro ruote preferisce le due può assistere alla magica cicloturistica “L’Eroica” che ha il posto di ristoro e assistenza nelle vie del borgo in ottobre; 

invece in primavera è di scena il “Festival di Nova Eroica”: per tre giorni la bellezza della fatica in bicicletta incontra la bellezza del territorio, regalando un’esperienza unica tra sport e cultura. Per finire cito delle parole del grande poeta Luzi che ricorda il Borgo di Buonconvento “Passata Siena, passato il ponte d’Arbia, è lei, terra di luce che sempre, anche lontano, inseparabilmente mi accompagna…”, e non è l’unico! Tanti i personaggi illustri passati di qui che, affascinati da questa terra, non hanno esitato ad annotare nei loro diari di viaggio, pensieri, poesie, racconti, storie di questo incantevole scorcio della Toscana.

Dove Mangiare

Osteria il Granaio – Rapolano Terme

La Botteghina di Luisa – Asciano

Locanda AmorDivino – Asciano

Locanda Paradiso – Chiusure

Il Sorbo Allegro – Buonconvento

Branduccio – Buonconvento

La Porta di Sotto – Buonconvento

Ristorante Da Mario – Buonconvento

Dove Dormire

Castello delle Serre – Serre di Rapolano

Tenuta di Armaiolo Rapolano Terme  

Castel Monastero – Castelnuovo Berardenga

Castello di Leonina – Asciano

Borgo Casabianca – Asciano

Agriturismo Il Poderino – Asciano

Agriturismo Casanova -Asciano

Agriturismo Podere Alberese – Asciano

Agriturismo Mocine – Asciano

Pieve a Salti – Buonconvento 

Casali di Bibbiano – Buonconvento  

Borgo Castelrotto – Buonconvento

Villa Armena – Buonconvento

Borgo Finocchieto – Buonconvento

Dove Comprare

Consorzio Pastasciano – Asciano Farina e pasta di grani antichi “Cappelli” coltivati nelle crete

Podere Pereto – Rapolano Terme prodotti biologici fantastici.

Il Forno delle Crete – Asciano

Pasticceria La Garbata – Asciano

Note:

Terme San Giovanni a Rapolano Terme

Consigliato un tramonto al Site Transitoire.

Da non perdere anche delle escursioni lungo le strade bianche in particolar modo Monte Sante Marie per gli appassionati dei rally e delle biciclette.

Circuito di Siena – Centro Federale ACI Sport – Asciano, noleggio Kart, giri test monoposto, corsi di guida sicura e eco-guida, eventi icentive

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