In Toscana c’è sempre qualcosa da scoprire ! Nella provincia di Lucca, sulle rive del fiume Serchio si adagia lo splendido paese di Borgo a Mozzano, dove esiste un ponte, lungo 90 metri e percorribile a piedi, che porta con sé numerose leggende riguardo la sua costruzione: è il Ponte del Diavolo o Ponte della Maddalena, una delle costruzioni più originali di tutta la Regione.

Questa grande opera ingegneristica medievale, una costruzione affascinante e misteriosa data la sua struttura ardita ed asimmetrica a “schiena d’asino”, è formata da tre arcate di diverse dimensioni, di cui la più alta (20 metri) non si trova al centro, ma in prima o in ultima posizione, dipende da quale lato la si guarda. Il suo aspetto slanciato, che tuttora colpisce chi lo ammira, doveva essere ancora più suggestivo in passato, quando non era stata ancora costruita la diga, che dal secondo dopoguerra ha innalzato il livello dell’acqua nei pressi del ponte. Al seguito della sua forma, sembra impossibile che una struttura così linearmente sbagliata abbia resistito fino ad oggi. Le dimensioni imponenti e la precarietà strutturale lo hanno più volte messo in pericolo, soprattutto durante i periodi di piena del fiume Serchio. Per questo gli abitanti del borgo attribuiscono la sua costruzione ad un’entità soprannaturale, infatti, il nome fa riferimento ad una leggenda che lo vuole costruito proprio dal Diavolo.

Si narra che c’era bisogno di costruire un ponte che collegasse le due sponde del fiume e l’incarico della sua realizzazione venne affidato a S. Giuliano l’Ospitaliere. L’opera si rivelò fin dall’inizio di difficile realizzazione. Il capomastro impegnato nella costruzione del ponte era molto preoccupato del ritardo accumulato dovuto alle continue piene del fiume. Una sera preso dalla disperazione, mentre sedeva da solo sulla sponda del Serchio, pensando al disonore che gli sarebbe derivato dal non aver terminato il ponte in tempo utile, gli apparve il Diavolo, che gli propose di stipulare un patto: avrebbe completato lui stesso l’opera in una sola notte in cambio della prima anima che avrebbe attraversato il ponte. L’uomo accettò e il Diavolo mantenne la promessa. Divorato dai rimorsi, il capomastro decise di confessarsi ad un religioso, che gli disse di rispettare il patto, ma di avere l’accortezza di far attraversare per primo il ponte a un … cane (secondo altre versioni, un maiale). Il giorno successivo all’inaugurazione del ponte il capomastro bloccò la folla, entusiasta ed impaziente, che voleva attraversarlo. San Giuliano tirò sopra al ponte un pezzo di focaccia, attirandovi l’animale e beffando così il Diavolo, che sbeffeggiato e deriso, si arrabbiò tanto da tuffarsi nelle acque del fiume senza farsi più vedere. Si racconta inoltre che in alcune sere si veda passeggiare sul ponte il cane.

Le prime notizie scritte sul ponte si trovano in una novella del XIV secolo, ispirata al Decameron di Boccaccio, di Giovanni Sercambi. Purtroppo non ci sono documenti che ci permettono di risalire con precisione all’anno di costruzione del ponte. Sembra che fu edificato nel XI secolo per volere della contessa Matilde di Canossa, potente feudataria illuminata che ebbe una grande influenza sulle zone della Garfagnana, per consentire ai viandanti e pellegrini di raggiungere la vicina Lucca e ricongiungersi alla Via Francigena, che li avrebbe condotti fino a Roma.

Il suo aspetto attuale si pensa sia dovuto ai lavori di restauro realizzati nel XIII secolo da Castruccio Castracani, il noto condottiero e signore di Lucca. Nel XVI secolo assume il nome di Ponte della Maddalena, che sembra derivi da una edicola, oggi non più esistente, che custodiva al suo interno la figura della Maddalena (che oggi si trova nella parrocchia di San Jacopo).

Nei secoli è stato più volte rimaneggiato, mettendone a rischio la struttura. Un atto del 1670 della Repubblica di Lucca proibiva di passarci sopra con “ceppi” e macine da mulino con l’intento di preservare il ponte nella sua integrità. Agli inizi del ‘900, per far passare la linea ferroviaria Lucca – Aulla, fu aperto un nuovo arco, che ne modificò notevolmente la fisionomia e che ne rovino un po’ la struttura originale. Oggi si può ammirare in tutta la sua imponenza, nonostante i danni subiti (nel 1836) in seguito ad una grave piena del fiume Serchio e nonostante la ferocia dei nazisti, che in vista di abbandonare le fortificazioni della Linea Gotica, lo avevano minato.

Andrea Sansoni

Mi chiamano “ambasciatore della Toscana” per tanti anni ho accompagnato amici e personaggi di tutto il mondo alla scoperta del mio angolo di Paradiso, non solo qui a casa mia ma anche portando le eccellenze ed i capolavori toscani del gusto, come amo definirle, negli eventi più glamourous. Mi piace raccontare tradizioni, storie e leggende che sono dentro ad un buon calice di vino e ad una buona ricetta.

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