I fallimenti non vanno in vacanza in Toscana il dato più negativo

Ad agosto i tribunali fallimentari non vanno in vacanza. In Italia sono circa 126mila le imprese che hanno in corso ad oggi una procedura concorsuale tra fallimenti e concordati preventivi. Restringendo il campo ai soli fallimenti, nel primo semestre del 2013 si sono registrate circa 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento rispetto allo scorso anno del 5%. Si tratta anche di 1 impresa storica su 4.
A livello territoriale, si registra una variazione più evidente di nuovi fallimenti in Toscana (+33,8% rispetto allo scorso anno), Calabria (+31%) e Trentino Alto Adige (+26,9%).
L’attenzione va posta sul fatto che il diritto fallimentare italiano penalizza i piccoli imprenditori in ogni modo, quando falliscono perché sono trattati da criminali e sottoposti al peso ingiusto della sconfitta sia quando sono creditori di grande imprese fallite.  All’imprenditore nessun applauso quando crea posti di lavoro e tiene in vita il tessuti economico e sociali, solo schiaffi se inizia ad avere difficoltà. E le Associazioni di categoria cosa fanno ? Non dobbiamo pensare solo al problema di accesso al credito e finanza, servono idee e serve anche una rete di valori che torni a far sentire l’imprenditore a casa propria in un Associazione anche quando è in difficoltà.
Nel meccanismo concatenante della subfornitura il grande più spesso prevede e si tutela, il piccolo ne rimane schiacciato; ma tutti vanno tutelati.
Il problema non è di individuare colpe, errori o colpevoli, piccoli o grandi, come spesso si tenta di fare ma di aiutare l’imprenditore a ripartire, a reagire. Le Associazioni di categoria e Istituzioni hanno il compito di  aiutare l’imprenditore come persona, perché nella sua vita lavorativa potrà fallire, e magari come succede in America potrà ripartire alla grande con una nuova idea e diventare uno degli imprenditori più importanti del mondo.
Come giovani imprenditori, vogliamo riportare l’attenzione al valore dell’imprenditore come persona e valorizzarlo sempre e comunque, quando riesce nella sua impresa, come quando fallisce.

La globalizzazione, oltre a portare contraccolpi inizialmente negativi, spero che porti anche quella apertura mentale e quella mentalità nuova per cui chi fa impresa può sempre fallire ma le sue idee possono essere sempre valide, magari è sbagliato il luogo o il tempo, ma non tutto è da buttare e sicuramente l’uomo e l’esperienza sono sempre da valorizzare, l’America ci insegna!

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