Firenze Caput Mundi, quello che da “ambasciatore di Toscana” sognerei

Fa riflettere un poco la decisione del Comune di Firenze di mettere un brusco stop all’apertura di nuove attività di ristorazione o di hospitality all’interno del centro di Firenze. La giunta Nardella ha infatti deciso di porre un freno al sorgere di nuove botteghe e ristoranti per tre anni al fine di “riportare la concorrenza” entro livelli accettabili, ma soprattutto per “non snaturare l’identità culturale del centro storico”.

Una iniziativa importante, tesa a salvaguardare uno dei centri storici più belli ed importanti al mondo, trovo giusto che ci si interroghi sulla sua evoluzione e tuttavia non approvo in toto questa mossa, perché cozza direttamente con ciò che Firenze è stato (e dovrebbe essere).

Firenze caput mundi

In primo luogo se in questo modo si cerca di mettere un freno alle attività “non toscane” o “non italiane” (vedi kebab, ristoranti etnici e simili) si recita solamente la parte dei luddisti.

Sapete chi erano i luddisti? Il luddismo è stato un movimento di protesta operaia inglese del XIX secolo in cui i protagonisti pensarono di fermare le macchine (e il progresso, che “toglieva il lavoro”) distruggendole. Un po’ come fecero anche i francesi, bloccandole a colpi di zoccoli di legno. Ecco, quanto successo hanno avuto, vi chiedo direttamente da un laptop fabbricato chissà dove, connesso a internet con il mondo?

Ha davvero senso fermare l’apertura di nuove tendenze che corrispondono a necessità o abitudini di una popolazione reale?

Ma andando un passo oltre: cos’è che ha reso grande Firenze? Semplice, la sua fioritura culturale. Firenze durante il Rinascimento intratteneva rapporti con tutto il mondo, viveva al centro d’Europa con continui scambi culturali.

FirenzeOggi Firenze è una bellissima città museificata. Chiusa. Spenta. Ricca di attività e persone, ma con orizzonti culturali e di sviluppo non coerenti con il suo rango. E questo in parte anche perché viviamo in un tempo storico in cui, presuntuosi, guardiamo le altre culture con diffidenza. Eppure alla corte di Lorenzo il Magnifico si discuteva di Plotino (filosofo greco), si ospitava Durer e Rembrandt, ci si intratteneva spesso con mercanti inglesi e asiatici. A me piacerebbe che Firenze fosse nuovamente centro mondiale della cultura, come lo sono rimaste a tutt’oggi Londra e Parigi (che non fanno chiudere Subway e simili, li fanno diventare parigini o londinesi).

La mia personale piccola critica non finisce qui. Prendiamo per buono che un centro storico debba essere tenuto come una vetrina di un negozio di lusso, e anche a me emoziona passeggiare per Siena o Lucca e vedere le antiche insegne, i negozi artigianali, etc. Ma Firenze ha davvero fatto qualcosa per sostenere le imprese dei suoi artigiani? Come vede il suo comune un fabbro, un falegname, un pasticciere o un sarto? Lo domando, a voi fiorentini, per comprenderlo meglio.

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