befana.jpgNella tradizione cristiana l’Epifania (termine che deriva dal greco e che vuol dire manifestazione) è la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. La dodicesima notte dopo il Natale era ritenuta una notte speciale dedicata alla luna, di qui il termine “epifania”, “manifestazione” della luce lunare, un astro intimamente connesso a Madre Natura ed al suo ciclo di rinnovamento a differenza del Natale che era una festa solare.

La Befana è una delle trasfigurazioni della natura morente, di qui, il suo aspetto di vecchietta, come fata benevola, generosa dispensatrice di frutti della terra. I suoi doni quali frutta secca, mele, arance, richiamando i semi della terra ed hanno una funzione propiziatoria, mentre, cenere e carbone, entrambi presenti nelle calze dei bambini cattivi, sono elementi primordiali, aventi la funzione di talismani.

Una delle leggende racconta che una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi elegantemente vestiti: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al bambino Gesù. Le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicò loro il cammino ma, nonostante le loro insistenze lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare. Dopo che i Re Magi se ne furono andati sentì che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli. Uscì a cercarli ma non riuscì più a trovarli. Così bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse Gesù. Così, da allora ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio a cavallo della sua scopa…

Il 6 gennaio, mentre l’Occidente cattolico saluta l’Epifania e la venuta della Befana, la Grecia ortodossa celebra la “festa delle luci” con l’allestimento di banchetti a base di dolci fritti, irrorati di miele. Le dorate “fotopite” (letteralmente “dolci di luce”) e le “loukoumades” al sesamo, fantasie di acqua e farina, forgiate in forma di piccoli soli, sono il segno distintivo di “Fotòn”, una festività che affonda le radici nella spiritualità orientale. E’ un modo, questo, per salutare il “dodekameròn”, il dodicesimo giorno dalla nascita del sole, di quel mitico “dies natalis Solis invictus”, affidando, ancora una volta, al cibo un messaggio di rinascita, di vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte. La miriade di luci accese intorno alle tavole del 6 gennaio, come per un magico effetto empatico, sono volte ad attirare sulla terra l’energia luminosa contenuta nell’astro solare. La tradizione della “Festa delle luci”, antichissima festa solare dedicata a Mitra e a Zoroastro, è giunta in Grecia attraverso i monaci basiliani, i quali la collegarono alla “festa delle acque” che si celebra oggi in Grecia nel medesimo giorno del 6 gennaio. “Festa delle luci” e “festa delle acque”, entrambe paganissime celebrazioni di Madre Natura, fanno da proscenio al battesimo di Cristo nel Giordano che la Chiesa ortodossa celebra il 6 gennaio.

In Toscana per tradizione si preparano i “befanini o befanotti” che  sono dei biscotti di pasta frolla, aromatizzati con scorza di arancia e di limone grattugiata e realizzati con stampini dalle forme natalizie decorati con zuccherini colorati. Questi biscotti nati a Viareggio e poi diffusasi in tutta la Toscana, un tempo venivano preparati e poi dati ai propri bambini, da portare ai propri parenti in segno di buon auspicio, ma regolarmente i bambini a cui venivano affidati per la consegna ne mangiavano più della metà!

Per me e per la tradizione toscana la Befana è la nonnina che viene di notte a cavallo di una scopa volante a riempire le calze dei bambini buoni con caramelle e dolciumi e con un pò di carbone per quelli che sono stati un po’ birbi. A me per fortuna il carbone dolce è sempre piaciuto tanto!

La befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

con la scopa di saggina:

viva viva la nonnina!

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