Chi conosce bene il Chianti potrà ricordare come, su tanti forni, quei forni di cotto che un tempo popolavano le nostre aie, sulla pietra di una volta molto spesso troviamo incise due lettere talvolta consunte dal peso degli anni: S.C.

I più sprovveduti pensano subito alla sigla dell’antico proprietario invece stanno semplicemente a ricordare le due parole latine: Signo Crucis perché nel pane c’è sempre stato il simbolo di Dio. Il pane “Corpus Christi” riceveva la sua santificazione dalle stesse mani della massaia, quando sulla pasta già formata, pronta per il forno, in pagnotte segnava una croce, mai con il coltello, non per superstizione, ma per forte devozione, un arma non avrebbe mai dovuto ferire il corpo del Signore. Le massaie usavano uno stecchino, un cucchiaino o qualsiasi altra cosa che non richiamasse l’immagine di un ferro apportatore di violenza

Anche sulle schiacciate di Pasqua viene segnata una raggiera di strisce, un insieme di raggi che partono un po’ distanti dal centro, molto semplicemente è quello lo schema del “Sole Raggiante” di S. Bernardino.

Nella campagna toscana vige l’uso della schiacciata di Pasqua e non sarebbe una buona Pasqua se non si fossero confezionate le tante rotonde schiacciate da offrire agli amici ed ai parenti per essere consumate con il tradizionale vin santo. Le schiacciate non sono sottili come la parola sembrerebbe indicare ma abbastanza panciute e piuttosto altine. Si chiamano schiacciate a ricordo di quante uova si devono schiacciare per farla.

Ma ecco a voi un Menu Tipico Pasquale

Crostini misti toscani e salumi

Brodo di pollo con l’uovo benedetto

Tagliatelle a sugo

Agnello in umido

 

Tipica usanza in Val di Chiana la colazione salata con:

la ciaccia con i friccioli

le uova benedette

coratella fritta

Il ciambellino

 

Ecco un estratto della vera ricetta della Schiacciate di Pasqua del Righi Parenti:

Vi do la ricetta di Giuliana, famosa “schiacciatrice” del “reame di Sovicille”. E’ una ricetta per sole 40 uova intere, una dose abbastanza modesta se pensate che vi sono famiglie che fanno due cotte di 120 uova.

Vi posso anche ricordare, per la cronaca, che come usanza di adoperare nel periodo di Pasqua un grande numero di uova è una tradizione che ci giunge ancora fresca di sapore medievale quando, causa la “vigilia nera” dei quaranta giorni della “Quaresima”, si ammucchiavano nelle dispense un enorme quantitativo d’uova essendo proibito mangiare di tutto fuorchè erbe e pesce. Anche le bevande alcoliche di qualsiasi genere erano proibite nel modo più assoluto e solo permesse in caso di gravi malattie.

Occorrono due chili di zucchero, 8 chili di farina di grano, circa 3 etti di lievito di birra, 40 uova intere, come abbiamo già detto, 200 grammi di rosolio di menta, mezzo chilo di grasso suino, 2 etti di olio d’oliva, mezzo litro di Vin Santo, 3 aranci succosi, mezzo etto di anaci.

Facciamo bollire gli anaci nel vin santo e mettiamo tutto da parte. Andiamo a impastare la farina con un po’ d’acqua sino a che otteniamo una pasta piuttosto consistente come se si trattasse di fare il pane. A questo punto aggiungiamo il lievito di birra e riponiamo tutto a lievitare.

Dopo circa due ore, quando la pasta sarà mossa, aggiungiamo sei uova intere sbattute, sei cucchiai di zucchero e sei cucchiai di olio.  Impastiamo accuratamente e torniamo a rimettere a lievitare. Dopo altre tre ore la pasta, se posta in luogo sufficientemente caldo, sarà pronta per il terzo lievito. Aggiungiamo allora il restante delle uova sbattute, il Vin Santo e gli anaci insieme al rosolio di menta ed al sugo dei tre aranci strizzati. Il tutto va lavorato con accuratezza per una buona mezz’ora. Dopo questa operazione dividiamo la pasta in pani rotondi che cospargiamo con un po’ di zucchero di vaniglia e farina e mettiamo nuovamente a lievitare sino a che non avranno cominciato a muovere. Solo ora è il momento della cottura e schiacciata per schiacciata viene bagnata superficialmente con un po’ di albume perché con il calore vi si formi sopra un crosta lucida.

Possiamo anche decorarle con confettini colorati o con codette di cioccolato o di zucchero, e quindi infornarle in forno caldo dove resteranno per poco più di mezz’ora. L’impasto può essere aromatizzato invece che con la menta con acqua di fiori d’arancio e di rose. In tal caso la fragranza di questi dolci sarà più leggera e meno acuta.

Il grande numero in cui vengono confezionati questi dolci caserecci è dovuto alla tradizione che richiede ad ogni famiglia di preparare queste schiacciate al fine di farne dono agli amici ed a tutti i vincitori quale simbolico augurio di Buona Pasqua e fratellanza cristiana.

Accanto alle schiacciate di Pasqua, vengono confezionati tanti altri dolci e tra questi il “salame toscano” e  gli “africani” e i sospiri

 

 

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