Secondo il centro studi Fipe, nel primo trimestre 2014 il Movimprese ha fatto registrare un saldo di -4.712 fra chiusure e aperture di bar e ristoranti, che va a sommarsi al saldo sempre negativo,  –4.073 del primo trimestre dell’anno precedente. La ristorazione soffre molto con -9mila esercizi nel 2013 e chissà con quanti in meno chiuderemo nel 2014!

Il problema è dato da un calo vertiginoso di marginalità, legato all’incremento delle tasse, al costo della burocrazia, dei costi delle utenze, della produzione e dei prodotti alimentari, a fronte di una diminuzione della spesa media degli ospiti.

L’industria della ristorazione è composta da 2.186 ristoranti, selezionati sulla base delle Guide Michelin, Gambero Rosso e L’Espresso, che hanno occupato complessivamente, nel 2013, 15.188 dipendenti fissi (in calo dell’11,8% rispetto all’anno precedente), con 13.903 coperti gestiti in totale (una media per ristorante pari a 74,3 coperti), per un fatturato medio annuo per singolo coperto pari a 16.885 euro.

«I ristoranti di qualità in Italia, nel 2013, hanno fatturato 2,7 miliardi di euro,  perdendo ben 140 milioni di fatturato, circa il 5%; e, cosa ancora più rilevante, hanno visto ridurre la propria marginalità del 7% circa.

I grandi chef riempiono i programmi TV e sono sempre più presenti nelle trasmissioni radiofoniche, fanno lezioni e organizzano eventi cercando in tutti i modi di fare notizia e di finire delle pagine patinate, un modo per rilanciare il settore, promuoversi e sperare di guadagnare, visto che ormai stare a giornata tra i fornelli non paga più.

 

 

 

 

 

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