Itinerario 5: tra le tappe la Cantina Antinori

La Cantina Antinori è una delle tappe del nostro 5° itinerario. Scopriamo insieme tutte le altre…

Pronto per questo nuovo viaggio? Oggi ti porto:

Dove Degustare

Tappa 1 – Tavarnelle Val di Pesa

Il nostro itinerario inizia a Tavarnelle Val di Pesa, un luogo non molto conosciuto, immerso nelle colline del Chianti, attraversato dall’antica via Cassia, risalente al 790. In origine si chiamava Tabernulae, nome derivato da Taberne, le antiche taverne dove i viaggiatori si fermavano per il ristoro e per il cambio dei cavalli lungo la strada che portava verso la Val d’Elsa, dove incrociava la via Francigena.

Nel XII secolo il borgo passò sotto il dominio della Repubblica Fiorentina, ma non ebbe funzione strategica, tanto da non essere mai circondato da mura, forse perché protetto dai vicini castelli di San Casciano, Barberino, San Donato in Poggio e Tignano, dei quali rappresentava però un importante punto di incontro per gli scambi commerciali. Il territorio comunale è caratterizzato da numerose chiese fra cui Santa Lucia al Borghetto, uno dei migliori esempi di architettura gotica. 

A pochi chilometri troviamo il borgo di Marcialla, il cui castello esisteva già dal XIII secolo.

Ottima la posizione paesaggistica su di un colle allungato che funge da spartiacque tra la Val d’Elsa e la Val di Pesa. La sua posizione di cresta e l’altitudine di circa 400 m., consente di ammirare bellissimi panorami in tutte le direzioni. Archi a tutto sesto e palazzi in pietra con nobili aperture sono presenze inaspettate. Molto interessante è la piazza pentagonale.  Una vera e propria bomboniera il teatro settecentesco Regina Margherita, da 100 posti, con un cartellone di spettacoli di tutto rispetto. Palazzo Giannozzi, con caratteristiche di villa urbana, presenta una facciata settecentesca con richiami spagnoli, Villa San Lorenzo a Vigliano era in origine un convento denominato San Lorenzo alle Grotte. La Chiesa di Santa Maria la cui struttura originale dell’edificio risale al sec. XII, conserva numerosi affreschi di scuola fiorentina. La chiesa cela un interessante mistero: nel transetto destro si trova una Pietà che alcune fonti seicentesche hanno attribuito a Michelangelo Buonarroti: un affresco giovanile di Michelangelo. Ad infittire il mistero, sotto ad una lastra di marmo dell’altare, si nota una sigla che riporta intrecciate le lettere MBF, che sembra essere proprio la firma del giovane Buonarroti. In realtà l’unica attribuzione scientifica attendibile attribuisce l’affresco di cui sopra al Lunetti, autore anche dell’altra tavola nella chiesa, con datazione al 1525 circa. Secondo il “Dona” marciallino DOCG, figlio di Marcello Bellosi una figura iconica  del territorio,  il Trivio di Marcialla è citato nel Codice di Leonardo Da Vinci e il borgo è famoso nei secoli per “la compagnia dei ladroni”, idea di fratellanza fra questi soggetti che non erano veri e propri delinquenti ma più guasconi e banditi giustizieri che ridistribuivano le risorse rubando ai ricchi per dare ai poveri; una versione sentimentale del fuorilegge, sempre pronti a farsi beffe dell’odioso potere. Sembra che queste gesta abbiano conquistato il giovane Michelangelo, che ogni tanto trascorreva qualche giorno in campagna nella Villa de’ Nobili Signori Serragli, situata a pochi passi da detta Prioria. Sembra che il dipinto sia stato commissionato e pagato appunto da questi “ladroni” al giovane del quale avevano intravisto il talento.

Tappa 2 – San Casciano Val di Pesa

Sulla SS2 Cassia che taglia questa porzione di Toscana attraversando i paesi di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa prima di Firenze, si trova San Casciano Val di Pesa.

Posta al centro dell’incrocio romano nella sua posizione strategica, era una delle tappe più famose sulla strada verso Roma. Le origini sono etrusche ma successivamente vi si stanziarono i romani, da cui il nome che era San Casciano in Decimo perchè al tempo dei romani era una stazione di sosta al decimo miglio da Florentia proveniente da Siena Julia.

Il suffisso Decimo si è perso nel tempo ed è stato sostituito con Val di Pesa come riferimento alla vallata ed al fiume che la attraversa. Purtroppo nella seconda guerra mondiale il borgo fu seriamente danneggiato, perdendo parte del proprio patrimonio. Da visitare il museo di arte nella chiesa e convento Delle Suffragette del 1300. Il Borgo infatti era un epicentro religioso importante con 4 pievi (Diecimo, San Pancrazio, Sugana e Campoli) ad essa collegate e diverse altre chiese sottostanti. Dalla torre del Chianti, alta 33 metri, da cui si gode un panorama mozzafiato, lo sguardo spazia a 360 gradi dalle vette dell’appenino pistoiese, alle colline medicee, alle montagne fiorentine, fino alla Vallombrosa poi verso il chianti si può ammirare la zona di Greve per risalire verso Castellina nel senese. Più avanti le torri di San Gimignano dominano la val d’Elsa  fino al mare e al monte Serra  regalando tramonti spettacolari con le cime dei monti apuani.  E’ obbligata una escursione alla Tomba Etrusca dell’Arciere a Montefiridolfi, passando dal Castello di Bibbione, oggi resort e centro benessere. Un sentiero straordinariamente bello e panoramico fra oliveti e vigneti conduce al reperto archeologico con la sua incredibile struttura architettonica.

Poco distante da San Casciano si trova la casa natale di Niccolò Machiavelli, oggi museo.

Ma per chi è amante del fascino della Mille Miglia c’è una sorpresa: l’Officina Bellini.

Situata sulla Cassia era uno dei tre punti Ufficiali di assistenza dell’Alfa Romeo e successivamente anche della Scuderia Ferrari. Oggi giunti alla terza generazione dei Bellini, è diventata una meta per gli appassionati di tutto il mondo. Una parte dell’officina è dedicata a una mostra fotografica dove sono immortalate quelle soste, pit-stop delle auto vincitrici e di piloti che hanno fatto la storia da Tazio Nuvolari “il più grande corridore del passato, del presente e del futuro” come lo definì Ferdinand Porsche.  Spicca sicuramente la foto che ritrae Nuvolari e Decimo Compagnoni nel 1933, vincitori di quella edizione a bordo dell’Alfa Romeo 8C 2300 Spider Zagato numero 98, poi Piero Taruffi e Lelio Pellegrini, classificati al terzo posto, alla guida dello stesso modello di Alfa numero 90. Esposte anche foto rarissime delle auto partecipanti che sfrecciano lungo le curve della via Cassia durante la gara, come l’Alfa Romeo 6C 1500 Sport vincitrice dell’edizione del ’28 con alla guida Giuseppe Campari e Giulio Ramponi, la Mercedes di Juan Manuel Fangio all’ingresso di san Casciano e la Ferrari guidata da Eugenio Castellotti vincitore dell’edizione del 1956.

Cantina Antinori: una cattedrale del vino nel Chianti

Poco distante da Tavarnelle, c’è la cantina Antinori testimone dell’antico legame della famiglia con la propria terra, un racconto che ha inizio nel 1385. Uno storico legame con il territorio del Chianti Classico. Un luogo dove tradizione e innovazione convivono armoniosamente. Una cantina capace di raccontare passato, presente e futuro della famiglia Antinori.

Uno dei santuari del buon vino dove l’architettura inserita nel paesaggio crea un’opera d’arte, rappresenta una delle eccellenze enogastronomiche più blasonate della Toscana. 

Inaugurata il 25 Ottobre 2012 la cantina segna, dopo 5 secoli, il trasloco dal palazzo di Firenze al cuore del Chianti Classico voluto sia per ragioni produttive che per dare la possibilità al pubblico di vedere le varie fasi di lavorazione che portano alla produzione dell’ottimo vino.  Il progetto, del giovane architetto fiorentino Marco Casamonti, si propone in una totale armonia con la natura, completamente nascosto nel ventre della collina. La cantina ispirata alle chiese rinascimentali fiorentine, con 3 navate di 75 metri, non è dotata di alcun sistema di refrigerazione, proprio come al tempo dei Medici: il fresco naturale affina fino a 2,5 milioni di bottiglie l’anno di Chianti Classico in 12mila metri quadrati. La caratteristica che lascia meravigliati è come sia possibile coniugare vastità di spazi incredibili con atmosfere intime che solo qui puoi vivere.  

Visitare la Cantina Antinori non significa solo inebriarsi del profumo di vino… attraverso la visita guidata potrete scoprire le parti più intime e nascoste della cantina, accedere al museo e scorgere dalle terrazze panorami mozzafiato. Se poi vi prende un pò di fame al terzo piano c’è il ristorante, chic ma friendly, al quale vi consiglio di accedere tramite la scala elicoidale che si snoda attorno al così detto “Occhio” che con la sua perfezione vi ipnotizzerà.

Penso che l’architetto abbia voluto fare un tributo al genio di Leonardo, celeberrima la sua scala elicoidale al Castello di Chambord. Posto idilliaco,questa struttura mette d’accordo sia gli amanti della cultura enogastronomica che quelli dell’architettura…in fondo stiamo parlando sempre di Arte ai massimi livelli!!!

Altro luogo dal fascino straordinario, sempre di Antinori, è la Tenuta Tignanello. Si trova nel cuore del Chianti Classico, vicino alla Pieve di Campoli, sulle morbide colline racchiuse tra le valli della Greve e della Pesa. La villa padronale cinquecentesca è stata costruita sulle fondamenta di una tenuta risalente al 1346, quando la terra apparteneva ai Buondelmonti. Nel XVII secolo passò ad un ramo cadetto dei Medici che la nominarono Fonte dei Medici e quindi alla famiglia Antinori a metà del 1800. 

Tra i suoi vigneti, due tesori: il vigneto Tignanello e il vigneto Solaia che si estendono sulla medesima collina. Dagli omonimi vigneti si producono due vini capaci di dare il via a quello che viene chiamato rinascimento del vino italiano. Spettacolare la notte di luna piena, i vigneti con i loro terreni di origine pliocenica con scheletro ricco di alberese e galestro (di un bianco straordinario), riflettono la luce della luna e sembra di essere davanti ad un mare biancastro con una luce magica, pittoresca ed armoniosa. Uno spettacolo unico.

Tappa 3 – San Donato in Poggio

Ripartiamo per andare a San Donato in Poggio, un borgo di cui si hanno testimonianze già nel 989, racchiuso all’interno della cerchia muraria duecentesca, con due porte, la massiccia Porta Fiorentina e quella Senese. 

Conserva i caratteri di fortificazione, e presenta notevoli emergenze architettoniche due-trecentesche, con una torre di avvistamento e una casa-torre. Il centro del borgo è  piazza Malaspina, con un pozzo di forma ottagonale, sulla quale si affaccia il palazzo Malaspina di epoca rinascimentale, la chiesa di Santa Maria della Neve e di fronte sorge il Palazzo Pretorio.

Intorno una serie di stradine tortuose tipicamente medioevali. 

Il nome di San Donato in Poggio deriva dalla denominazione della Pieve Romanica, un fantastico esempio di architettura romanica, ricordata fin dal 989 col nome di “in loco pocie”. “Pocie” e successivamente “Poci” era il nome del borgo abitato sorto, forse fin dal periodo romano, su di un colle dello spartiacque tra le suddette valli. Il nome fu trasformato successivamente in “poggio” a causa delle caratteristiche fisiche del luogo. L’abitato divenne presto un castello fortificato degno del nome di “castrum” fortificato fin dal 1033. La storia narra che Fiorentini e Senesi si incontrarono a San Donato per stipulare importanti patti. Nel 1176 e nel 1260 nello stesso castello si radunò e si organizzò l’esercito fiorentino contro la Repubblica senese prima della celeberrima Battaglia di Montaperti, citata anche da Dante nell’Inferno. Nei primi anni del Trecento San Donato venne posto a capo della Lega del Chianti, guidata da un podestà inviato dalla Repubblica di Firenze. Il palazzo Pretorio, sede della lega, si trovava nell’attuale Palazzo Malaspina. 

A poca distanza dal Borgo medievale si trova il santuario di Santa Maria delle Grazie a Pietracupa, sorto nel luogo dove esisteva un tabernacolo con una raffigurazione della Vergine con Bambino ritenuta miracolosa. Il dipinto è stato recentemente rivalutato dalla critica e attribuito alla scuola di Masaccio ed è conservato all’interno del santuario stesso.

Così come a poca distanza si trova L’Osservatorio Polifunzionale del Chianti. 

E’ una struttura pubblica, aperta e accessibile a carattere scientifico multi-funzionale, dedicata a ricerca, didattica e divulgazione.

È situato all’interno del Parco Botanico del Chianti, uno dei rari esempi di ambiente autoctono del Chianti, tutelato e gestito dall’OPC. L’OPC è realtà vitale del territorio Chianti, sito di ricerca e di didattica universitaria, spazio di incontro per ricercatori e appassionati in varie branche del sapere scientifico, punto di riferimento per iniziative e proposte che fondano nel sapere scientifico una possibilità concreta di sviluppo.

Tappa 4 – Badia a Passignano

Percorrendo una strada in salita in mezzo alle vigne e entrati in un piccolo bosco appena usciti all’aperto, si presenta uno scenario unico la strada: si fa stretta fra due muretti a secco e l’occhio corre subito all’imponente Monastero di Badia a Passignano che vi apparirà come il Castello dei sogni. La Badia di Passignano, situata nel cuore del Chianti Classico, circondata dai vigneti di Antinori, è uno dei più antichi monasteri risalenti sicuramente a molto prima del mille. Una cartolina indimenticabile delle splendide colline toscane. L’aspetto esteriore del monastero, che sorge a fianco della chiesa, è quello di un forte castello militare dotato di cinque torri angolari. All’interno però rivela che ci troviamo in una tipica abbazia benedettina.

Il borgo custodisce numerose costruzioni religiose, tra le quali sono da ricordare la Chiesa di San Michele Arcangelo, una casa torre del XIII secolo e la Chiesa parrocchiale di San Biagio, ornata da affreschi del XV secolo. Nel Refettorio del XV sec. da non perdere l’Ultima cena dipinta nel 1476 da Domenico Ghirlanadaio.

Ancora oggi è abitato dai monaci dell’ordine Vallombrosiano, custodi dei suoi tesori culturali e storici. L’ordine Vallombrosiano, ramo riformato dei Benedettini specializzato in viticoltura e silvicoltura, fu istituito da San Giovanni Gualberto le cui reliquie si trovano nella chiesa dell’abbazia sin dal1073 anno della sua morte.

I monaci Vallombrosani e la Badia di Passignano sono noti, sin dal Medioevo, per l’attenzione ai testi classici e musicali, per aver promosso la ricerca scientifica (Galileo Galilei qui vi insegnò nel 1587) e per la cura del territorio attraverso coltivazioni, soprattutto vite e rimboschimento. Vi consiglio una tranquilla passeggiata tra i vigneti intorno al borgo, fermandovi per un aperitivo con splendida vista sulle vigne alla Cantinetta di Passignano o una cena di grande livello all’Osteria di Passignano, dove troverete un’ottima cucina e un eccellente servizio, oltre ad una lista di vini che non potrà deludervi.

Tappa 5 – Panzano

A breve distanza dal monastero, sulla strada che conduce a Panzano e Greve in Chianti, è situata la Cappella dei Pesci, un’elegante cappella a pianta circolare realizzata per ricordare la memoria di un miracolo qui realizzato da san Giovanni Gualberto. Secondo la leggenda, durante il soggiorno di Papa Leone IX a Passignano, Giovanni Gualberto inviò due conversi alla fonte di Camugnana (situata dove oggi sorge la cappella) per prelevare due lucci da offrire al pontefice. I due conversi ribatterono che in quella fonte non c’erano mai stati dei pesci, anche per via delle ridotte dimensioni, ma Giovanni Gualberto fu irremovibile. Una volta giunti sul posto i conversi effettivamente vi trovarono i due pesci e da allora si diffuse la leggenda che le acque della fonte fossero miracolose e anche taumaturgiche.

Nel 1510, Don Iacopo Mindria da Bibbiena fece costruire la cappella quale ringraziamento per la sua guarigione da una grave malattia. In una lapide, oggi scomparsa, era riportato che nel 1798 per opera dell’abate Angelo Marcucci, l’edificio venne restaurato e venne dotato del piccolo nartece.

L’edificio ha pianta circolare ed è sovrastato da una cupoletta, nella cui lanterna è riportata la data di costruzione rivestita esternamente da mattoni disposti a squame di pesce. All’interno, sotto l’altare, è collocata la vasca dalla quale sgorgava l’acqua della sorgente miracolosa.

La nostra giornata termina nel borgo di Panzano, che ammira una vallata denominata “Conca d’Oro”, con vigneti ed oliveti a perdita d’occhio, oggi appunto,  il vero oro del Chianti. 

La zona di Panzano era abitata già in epoca etrusca come dimostra il ritrovamento di una stele risalente al VI – V secolo A.C. presso la pieve di San Leolino, stele poi dispersa. Anche in epoca romana la zona fu fittamente abitata.

Il Castello di Panzano, sulla parte più alta del borgo, è documentato fin dal secolo XI. Controllato dalla famiglia signorile dei Firidolfi prima, e dei Ricasoli Firidolfi poi, fu coinvolto negli scontri tra Firenze e Siena per il controllo del Chianti, come testimoniano le torri “scapitozzate”, che in origine dovevano raggiungere altezze molto più ragguardevoli.

La vittoria dei ghibellini del 1260 nella battaglia di Montaperti provocò la distruzione delle “castella” dei nobili guelfi da Panzano.

Oggi rimangono ampi tratti dell’antico circuito murario e l’insieme si presenta quasi come un tipico villaggio d’altura.

Posta in posizione dominante sull’antico borgo, la Chiesa di Santa Maria a Panzano è stata ricostruita alla fine del XIX secolo su una precedente chiesa medievale. Sul lato destro della navata si trova una cappella con un’Annunciazione attribuita a Michele Ridolfo del Ghirlandaio.

Panzano è un borgo celebre anche per la presenza di Dario Cecchini, macellaio da 8 generazioni, definito il “macellaio poeta” perchè divenuto celebre per recitare i canti della divina commedia e per aver fatto il funerale della bistecca durante l’emergenza della mucca pazza. Questo è un vero e proprio luogo di “culto” da dove confluiscono fans da tutto il mondo per assaggiare i suoi piatti a base di carne conditi di allegria, convivialità e un pò di simpatica letteratura. 

Una giornata nel Chianti fiorentino, un pò fuori dalle rotte del turismo, dove la mente si rilassa tra silenzi magici e panorami da cartolina; per finire a Panzano dove invece si coccola il palato con i sapori forti del Cecchini e qualche ottimo aperitivo con battute esilaranti che rinfrancano lo spirito. 

Dove Mangiare

Dove Dormire

Dove Acquistare

Formaggio di Corzano e Paterno per chi ama i formaggi di pecora: il lingotto d’oro, il buccia di rospo, il blu, la ruota del re, rocco sono dei veri e propri gioielli.

Imperdibile

  • Macelleria Francini Sambuca 
  • Giuliano Mazzuoli produttore di orologi artigianali di lusso Tavarnelle Val di Pesa
  • Per gli amanti delle auto d’epoca ed il fascino della mille miglia la visita all’Officina Museo Bellini a San Casciano VP

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