ciampaolMartedì 11 Luglio a Castelmuzio alle 18,30 Paolo Ciampi, appena insignito del prestigioso primo premio Albatros Città di Palestrina 2017 XX edizione con il libro “Per le foreste sacre”, dialogherà con me a Castelmuzio al Museo della Compagnia sul senso del viaggio. Giornalista e scrittore fiorentino, Paolo Ciampi ha lavorato per diversi quotidiani e oggi è direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Toscana. Si divide tra la passione per i viaggi a piedi e in bicicletta e la curiosità per i personaggi dimenticati nelle pieghe della storia. Ha all’attivo oltre venti libri e gira spesso per le scuole per raccontare storie e viaggi. Presenterò i suoi ultimi libri “Per le Foreste Sacre” e “Tre Uomini a Piedi” che ci daranno modo di interrogarci sul senso della vita, in un luogo bellissimo e magico come Castelmuzio che ti rapisce l’anima.

1_per-le-foreste-sacre-135876“PER LE FORESTE SACRE” non significa infatti solamente attraversare alcuni dei boschi più belli e incontaminati del nostro Paese, ma anche tuffarsi in una spiritualità che arriva da molto lontano e che invita a passi che si fanno meditazione. Da un crinale a un eremo, tra Dante e San Francesco, tutto contribuisce ad alimentare un sentimento del sacro che dà forza al cammino e profondità al pensiero. È questa esperienza che racconta Paolo Ciampi, scrittore che più volte si è messo in cammino, pellegrino sui generis, ma soprattutto uomo che nel buddhismo ha scoperto le radici di un’altra spiritualità, che pure non gli impedisce di sentire il richiamo dei santi e dei luoghi cristiani. Dalla Romagna al Casentino, fino a Camaldoli e La Verna, per scoprire l’Appennino più selvaggio e allo stesso tempo se stessi, e poter dire: ho molto cammino dentro.

“TRE UOMINI A PIEDI” racconta un viaggio un viaggio a piedi, lento e attento, in compagnia degli amici che resistono dai tempi del liceo, riporta a galla legami e ricordi. Tre amici che decidono di mettersi in viaggio per cercare un diversivo alla routine dei giorni, come in Tre uomini in barca di Jerome. Lo spirito li fa più giovani dell’anagrafe, il viaggio sotto casa (la Via degli Dei da Bologna a Firenze) scopre distanze da spedizione in un altro continente. E la lentezza ha la meglio proprio nella terra che più di tutte – con l’alta treuominiapiediVelocità  e l’autostrada – siamo abituati ad attraversare rapidamente e a lasciarci alle spalle. Un libro sul tempo che passa e che a volte si ritrova. Magari davanti a un piatto di lasagne emiliane o di tortelli del Mugello. Tra lampi di nostalgia e humour che sa di Inghilterra.

1) Giornalista e scrittore, direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Toscana, appassionato di viaggi a piedi e in bicicletta. Come ama definirsi Paolo Ciampi?

Mi verrebbe da rispondere come Fernando Pessoa, il poeta portoghese delle identità incerte e degli infiniti io che siamo noi: sono variamente altro da un io che non so se esiste. Lavoro da molti anni come giornalista, ma con crescenti perplessità sul senso di questa professione. Ho pubblicato più di venti libri e faccio ancora fatica a considerarmi uno scrittore. Ho sempre per la testa qualche viaggio, però mi domando se i viaggi più belli non siano quelli che mi allontanano con la fantasia…. Se proprio devo provo a definirmi un uomo in viaggio. Metaforicamente, perché punto sempre a qualche altrove, reale o immaginario. Ma sempre più anche con i miei passi o in sella a una bicicletta. Un modo magnifico non solo per conoscere luoghi che i più saltano con l’indifferenza della velocità. In realtà è in questo modo che ridefinisco le priorità della mia vita: abbandonando dietro me, come foglie che cadono, tante cose che non contano come ci vorrebbero far credere.

2) Cos’è il “viaggio” e cosa occorre per intraprenderlo? Può indicare 3 elementi (ideali e non) da mettere nello zaino per intraprendere un nuovo percorso?

Di solito si associa l’idea di viaggio allo spostamento fisico, ma prima ancora che spazio per me il viaggio è tempo. Tempo diverso dal solito, tempo che ci appartiene e che bisogna mettere a frutto: cosa che non vuol dire stiparlo. Piuttosto si tratta di viverlo pienamente. E questo esige una buona lentezza. Nello zaino metterei almeno un buon libro a tenerci compagnia, un taccuino per fissare emozioni e pensieri – buon modo per darci profondità  – e una bella dose di curiosità: a fare la differenza sono le domande che ci poniamo e la voglia di spingere lo sguardo laddove è meno scontato. Senza preoccuparci di quanto si sia davvero lontani da casa, tanto non è mai una questione di chilometri. In un altro libro recente – Tre uomini a piedi (Ediciclo)– ho raccontato la Via degli Dei da Bologna a Firenze. Per un anno con gli amici avevo fantasticato su spedizioni in altri continenti, poi è questo il viaggio che abbiamo fatto. Non è stato un ripiego, ma uno dei viaggi che mi ha portato più distante da casa.

3) Per le foreste sacre. Un buddista nei luoghi di San Romualdo e San Francesco, le chiediamo che ruolo gioca la spiritualità nell’attraversamento del bosco.

Certo è più facile se il tuo cammino ti porta in foreste quali quelle del Casentino, che sono il cuore verde di Italia, ma anche il cuore della spiritualità medievale, con luoghi quali Camaldoli e  La Verna. Ma ogni bosco sembra fatto apposta per innescare un dialogo interiore sulle grandi questioni della vita – e naturalmente anche della morte. Oggi si parla tanto dei cammini dei pellegrini – la Francigena o Santiago de Compostela – e per essi è evidente il richiamo alla spiritualità. Eppure a me basta un bosco dietro casa. Basta per sperimentare la stessa esperienza del grande ecologista americano John Muir: Poi d’un tratto perdete consapevolezza della vostra esistenza separata; vi fondete nel paesaggio, e diventate un tutt’uno con la Natura. Non importa quale sia il nostro rapporto con la religione o con le religioni: se nel bosco ci inoltriamo con umiltà, direi anche con sincerità, scopriamo che la nostra vita sta dentro qualcosa di più ampio e duraturo.

4) Reputa importante parlare di turismo sostenibile nell’Italia del 2017? E perché?

L’importante sarà parlarne anche dopo il 2017 e più che parlare praticarlo e porre le condizioni perché sempre più sia praticato. In ogni caso sarà sempre troppo tardi. Da mangiarci le mani: è  come se il nostro paese inseguisse ancora la chimera di uno sviluppo che ormai abbiamo alle spalle, che non ritornerà più e che è bene non ritorni più, per i costi ambientali e sociali che implica. Il turismo sostenibile disegna un’altra Italia, con altre scelte e valori, con un’altra capacità di valorizzare un immenso patrimonio di qualità, bellezza, competenza. Ed è evidente che per esserci turismo sostenibile ci devono essere parchi e ciclabili, prodotti tipici per il nostro appetito ed eventi culturali per la nostra testa, borghi antichi da scoprire e buona aria da respirare. Però vorrei direi anche: il turismo sostenibile fa bene all’Italia, ma prima di tutto fa bene a ognuno di noi. Se non lo abbiamo ancora fatto sperimentiamolo già quest’estate: perché no, magari nei luoghi meravigliosi dell’Appenino che vuole risorgere dopo i terremoti.

4) Quando progetti un viaggio quanto conta la distanza del percorso ?

Di solito si associa l’idea di viaggio allo spostamento fisico, ma prima ancora che “spazio” per me il viaggio è “tempo”. Tempo diverso dal solito, tempo che ci appartiene e che bisogna mettere a frutto: cosa che non vuol dire stiparlo. Piuttosto, si tratta di viverlo pienamente. E questo esige una buona lentezza.

Senza preoccuparci di quanto si sia davvero lontani da casa, tanto non è mai una questione di chilometri. In un altro libro recente – Tre uomini a piedi – ho raccontato la Via degli Dei da Bologna a Firenze. Per un anno con gli amici avevo fantasticato su spedizioni in altri continenti, poi è questo il viaggio che abbiamo fatto. Non è stato un ripiego, ma uno dei viaggi che mi ha portato più distante da casa.

5) Quale è stato l’incontro più intenso durante le tue “passeggiate”?

Dirò una cosa detta e ridetta, ma che credo sia decisiva. Da tempo più che all’altrove da esplorare guardo a me stesso. In quell’altrove provo ad ascoltarmi un po’di più. Ci si riesce meglio camminando o in sella a una bicicletta, senza trascurare i mille legami che ci possono unire a luoghi che i più saltano con l’indifferenza della velocità.  In realtà, è in questo modo che ridefinisco le priorità della mia vita: abbandonando dietro me, come foglie che cadono, tante cose che non contano come ci vorrebbero far credere.

Sarà una bellissima chiacchierata, un momento di riflessione sulla vita e sul suo senso che si concluderà con il capolavoro dei pici alla Locanda di Casalmustia, si perchè il bello e il buono sono da sempre fonti di ispirazione!

“Poi ritorni a casa. E sei lo stesso e allo stesso tempo sei un altro. E sai che appena possibile andrai a cercarti un altro sentiero” Paolo Ciampi

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