Mancano poche ore ed anche il 2018 sarà messo in soffitta o in qualche baule in maniera frettolosa, con quello stesso atteggiamento sempre di corsa con il quale viviamo la vita. Faremo i soliti brindisi ed invieremo lo stesso messaggio a decine di persone intasando loro la chat, mangeremo cucchiaiate di lenticchie nella speranza che un colpo di fortuna ci travolga.

Almeno nella notte più lunga dell’anno mi piacerebbe, che tra un selfie e un brindisi, ci fosse almeno un piccolo spazio per una riflessione, per il senso della vita, per cercare di capire come intraprendere la strada della felicità.

Ma cosa è la vita? Seneca diceva che la vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.

“Se uno tentasse di togliere la maschera agli attori mentre stanno recitando un dramma, e mostrare agli spettatori la loro vera faccia, quella con cui sono nati, costui non porterebbe scompiglio in tutta la scena tanto di meritare di essere cacciato a sassate dal teatro come un forsennato? Apparirebbe infatti improvvisamente un nuovo volto delle cose: chi prima era donna sarebbe ora uomo, chi prima giovane ora vecchio, chi poco prima era un re ora apparirebbe come un poveraccio, chi prima era un dio ora si rivelerebbe un omettino da niente. Smascherare quell’illusione equivarrebbe a privare di senso tutto lo spettacolo. È proprio quella finzione e quell’inganno che tiene avvinti gli occhi degli spettatori. Ebbene, che altro è la vita umana se non tutta una commedia, nella quale tutti recitano la loro parte chi con una maschera chi con un’altra, finché a un tratto il capocomico non li faccia uscire di scena? A volte però il capocomico fa recitare allo stesso attore parti diverse, e così quello che poco prima faceva la parte di un re ammantato di porpora, ora è un piccolo schiavo coperto di stracci. Sono tutte finzioni, ma questa commedia non si può recitare altrimenti” Elogio della Follia (1509), Erasmo di Rotterdam

Stiamo vivendo un momento particolare, delicato, difficile, dove sembrano smarrite tutte le certezze e le speranze, dove la strada tracciata ma soprattuto i valori sembrano persi. Viviamo per apparire. Ed è proprio l’apparire, per i famosi quindici minuti previsti anche da Andy Wharol, che molti sono disposti a scontrarsi con il prossimo  e far diventare questo modus vivendi la loro meta di vita. Oggi non ci incontriamo per parlare, lo scambio di idee è demandato alle chat; certo, forse scriviamo di più, forse fin troppo facendo talvolta la figura dei webeti” come li chiama Mentana. 

I social networks lanciano “mode” e “miti” che si consumano in pochi giorni; tutti sono esperti di tutto ed i bersagli di turno vengono attaccati in massa con “sentenze e pene” troppo spesso false e sproporzionate; forse non ci rendiamo conto che possiamo rimanerne vittime, finendo per essere strumenti nelle mani di altri.

Ma dove è finita la nostra storia? Dove si nascondono oggi i nostri valori? 

Negli anni 50 abbiamo vissuto una grande, emozionante e decisiva avventura: grazie ai valori e la capacità di credere nei sogni, un popolo povero, affamato e arcaico, un popolo di contadini e braccianti si è trasformato in una comunità evoluta di cittadini. La società ha iniziato il suo graduale cambiamento, la sua evoluzione; piano piano ci si poteva permettere di trascorrere le prime vacanze al mare, di avere i soldi per poter comprare un’auto nuova o per poter acquistare una TV per riunire tutta la famiglia nel salotto buono di casa. E’ stato un percorso non facile e durato lunghissimi anni caratterizzati sicuramente da povertà ma ricchi di valori e di voglia di “riscatto” verso le proprie famiglie e verso la propria nazione; sentimenti che hanno portato la società a risorgere dal buio del dopoguerra. Molti sono gli esempi che voglio citare da Valletta a Mattei, da Olivetti a Einaudi, ma anche i giganti della strada i mitici Coppi e Bartali; anche il cinema ha testimoniato quel particolare periodo storico con Anna Magnani, Totò, Macario ma anche Sordi e Nilla Pizzi.

Stiamo attraversando un periodo storico ricco di incertezze dove è difficile credere ad un’ideologia che non venga distrutta dai cattivi esempi.

Per rinascere dobbiamo conoscere ed amare la nostra nazione, la nostra storia e il nostro territorio, dobbiamo tornare ad avere voglia di lottare, di sudare per raggiungere nuovi traguardi, dobbiamo darci nuovi obbiettivi altrimenti non riusciremo mai a mantenere ciò che era stato conquistato con tanto sudore da chi ci ha preceduto. I nostri nonni hanno lottato per il benessere economico di tutta la famiglia, per dare un dignità ai nipoti, per dare loro qualcosa in cui credere. Noi oggi abbiamo il dovere di lottare per i valori che ci sono stati tramandati e che hanno visto il sacrificio di tante persone. Sono proprio quei valori, quelle regole, quello stile ormai scomparso a renderci veramente felici ed appagati. 

In Toscana, patria del Rinascimento, dobbiamo essere i primi a cercare di promuovere questo immenso patrimonio di valori che ci sono stati tramandati al pari delle opere d’arte che troviamo nei nostri bellissimi musei. Ed è proprio in questo momento di smarrimento che dobbiamo ripartire dalle nostre origini per cercare di ritrovare la strada della tolleranza, della condivisione, imparare ad essere felici per le piccole cose.

La Toscana è una meta dell’anima, i suoi luoghi pregni di storia stimolano riflessioni profonde, riportano alla realtà e a ciò che lasceremo in eredità. Le zone della Toscana dove ho la fortuna di vivere sono caratterizzate da un territorio verde e arido, collinare e pianeggiante; è emozionante camminare nelle strade bianche: impolverarsi le scarpe in estate o infangarsi in inverno ci fa tornare con i piedi per terra. A volte viene da pensare che la “cura” per migliorare la società possa essere semplicemente l’andare nelle trattorie di campagna, dove trovi i sapori veri, genuini, dove tra personaggi schietti e un bicchiere di buon vino puoi riscoprire la vera essenza della vita.

Dobbiamo tornare a coltivare sogni e speranze, ad emozionarci per il ritorno delle rondini, per il suono delle campane, per un bellissimo tramonto altrimenti…… “vissero infelici perchè costava di meno” Leo Longanesi

Per finire in bellezza questo 2018 vi regalo questo poesia che vi possa aiutare a vivere meglio le commedie a venire!

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.

Ai pazzi per amore, ai visionari,

a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.

Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.

Agli uomini di cuore,

a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.

A tutti quelli che ancora si commuovono.

Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.

A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.

Ai poeti del quotidiano.

Ai “vincibili” dunque, e anche

agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.

Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.

A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,

ancora si sente invincibile.

A chi non ha paura di dire quello che pensa.

A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.

A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.

A tutti i cavalieri erranti.

In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…

a tutti i teatranti

Miguel de Cervantes

Mi chiamano “ambasciatore della Toscana” per tanti anni ho accompagnato amici e personaggi di tutto il mondo alla scoperta del mio angolo di Paradiso, non solo qui a casa mia ma anche portando le eccellenze ed i capolavori toscani del gusto, come amo definirle, negli eventi più glamourous. Mi piace raccontare tradizioni, storie e leggende che sono dentro ad un buon calice di vino e ad una buona ricetta.

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