Non ti accontentare di un inchino ripensaci scrivi un altro finale per tutti noi

20620852_1489267177820922_6812022979373277787_nNon può essere l’ultima recita di un campione come Usain Bolt, il sipario si è abbassato ma il pubblico dei sessantamila accorsi per lo spettacolo del secolo è deluso, l’uomo più importante, la stella che per oltre dieci anni ha sbancato i botteghini non può accontentarsi di un inchino di riconoscenza. Il suo pubblico che lo ha sempre amato e supportato, anche per i suoi eccessi, è rimasto attonito, dopo aver vinto 8 ori olimpici e 11 mondiali, l’uomo più veloce della terra, l’incarnazione del fulmine, non può lasciare le scarpette chiodate in questo modo, all’alba dei 31 anni che compirà il 21 agosto, solo perchè non ha più voglia e motivazioni, ripensaci, riscrivi il finale! Il campione, genio e sregolatezza, che ha sempre amato dormire fino a tardi, ingozzarsi di bocconcini di pollo di McDonald’s, concedersi un po’ di fumo e molte femmine, di una notte o di una settimana.

I giovani in particolar modo, ma gli esseri umani in generale, hanno bisogno di miti, di esempi di vita, di eroi vincenti. Tutti noi abbiamo bisogno dei miti, il Mondo ha bisogno di tornare a sognare, di storie a lieto fine.

Lo sport è la parodia della vita, nessuno ti regala niente e tutto va conquistato con la dedizione, sudore, la fatica. Bolt sembrava un vecchio leone che cerca l’ultima preda ma “mors tua vita mea”, per entrare nell’olimpo devi essere il migliore altrimenti porti a casa inchini e riconoscimenti ma ricordati che “puoi continuare e le gambe ti faranno male per una settimana oppure fermarti e sarà la tua mente a farti male per sempre” (Allen)

«Non sopporterei di lasciare non da vincente» ha sempre detto Lampo, cui nessuno — mai — ha insegnato come si perde.

Da oggi comincia l’opera dei mediatori. Cio, Iaaf, sponsor Puma (che lo mise sotto contratto a 15 anni e gli assicura un futuro da ambasciatore a 4 milioni di dollari all’anno), direttori dei meeting, network tv: ognuno degli orsi del circo atletica ha interesse che lo show continui, magari dopo un anno sabbatico, trascorso a rimpiangere l’adrenalina e il vento nel pizzetto.

Persino Justin Gatlin, il vincitore cattivo (4 anni di squalifica per doping) che nel suo ruolo di alter ego ha contribuito a enfatizzare il mito, si augura che Bolt cambi idea: «Che smetta l’unica rock star è intollerabile — ha detto l’americano —. Non escludo che ci ripensi e torni a trasformare le gare in una festa». Diversa da questa, così triste, solitaria e (speriamo) non ultima.

“Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita.“ Pietro Mennea

 

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