Dobbiamo tornare a raccontarci le fiabe a lieto fine…. riflessioni tra le vigne

brunello di Montalcino, panorama con sedia e cappello toscanoLa nostra vita è fatta di cose belle e cose brutte, sogni e delusioni, vittorie e sconfitte e come dice Alessandro Baricco “A me risulta che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la si vince alzandosi dalla scacchiera e andando di là a preparare il pranzo per tutti. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile, necessario: ma non mi è mai venuto da pensare che potesse c’entrare davvero con il senso della vita. Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi, tutto il resto è una forma di lusso dell’animo, o di miseria, dipende dai casi. Peraltro, è anche possibile che mi sbagli. È giusto un pensiero istintivo – un certo modo di vedere il mondo”.

Nella vita bisogna imparare a saper perdere, accettare la sconfitta come parte del percorso per poter raggiungere la meta. È nei momenti in cui perdiamo, in cui tutto va male, in cui veniamo ingannati, in cui sbagliamo che viene fuori la statura morale dell’individuo.  A me piace pensare che la vita è come un tavolo da gioco predisposto in modo tale che tutti quelli che entrano nel casinò devono giocare e tutti a lungo andare prima o poi sono destinati a perdere, chi più chi meno, chi prima e chi dopo, e come sanno bene i giocatori d’azzardo la vincita è solo provvisoria!

Qualche volta si vince e qualche volta si perde, qualche volta falliamo e tutto sembra impossibile da ricostruire ma c’è sempre e per tutti la possibilità di rifarsi, basta volerlo e saper attendere senza perdere di vista l’obbiettivo e con forza e costanza perseguirlo. E’ come nello sport quando inizi a correre ti sembra di non riuscire a rompere il fiato, di non farcela più, ogni metro sembra lunghissimo e faticossissimo poi come per magia se prosegui con costanza e forza di volontà ti sembra pian piano di volare verso la meta ed un senso di soddisfazione e di appagamento di riempie il corpo e l’anima. Si la sconfitta, il fallimento  fanno parte del percorso naturale della vita, vanno vissute con serenità e dignità. Pretendere di essere sempre vincenti, provoca, alla prima sconfitta, l’incapacità a rialzarsi, quel senso di frustrazione che si insinua in chi è abituato a dover essere sempre “il migliore”, perchè altrimenti non si è nessuno. Chi sposa questo tipo di ragionamento è destinato solo alla depressione e all’ansia ma la vita è bella proprio perchè ci destina prove in continuazione, partite diverse, cose inaspettate a volte belle a volte brutte e con tutti questi colori sta a noi dipingere il quadro più bello. Napoleone Bonaparte uno dei condottieri più vincenti della storia affermava: “Signore dai forza al mio nemico e fallo vivere a lungo, affinché possa assistere al mio trionfo” mentre Nelson Mandela pensava che “A volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato”

Pensiamo a come è rinata San Francisco, oggi simbolo dell’innovazione, che deve molto alla “follia” di quell’italiano di talento, figlio di emigrati liguri. Infatti dopo il terribile terremoto del 1906, Amadeo Peter Giannini decise di far prestiti a chiunque avesse la forza di impegnarsi nella ricostruzione. Trasformò così un immane disastro in una grande opportunità, dando il via alla rinascita della città californiana, mentre la piccola Bank of Italy da lui fondata due anni prima cresceva sino a diventare Bank of America.

Pensiamo a quell’Uomo, italiano che camminava tra le macerie di una città in rovina ma aveva un sogno, per molti folle, quello di puntare tutto il suo patrimonio su chi non ha garanzie da offrire se non la propria energia, la voglia di rinascita, di ripartire da zero e di creare una grande impresa, di realizzare un sogno. Quell’uomo dando fiducia agli altri ha reso possibile un grandissimo sogno!

Recentemente anche Adam Arvidsson, sociologo all’Università di Milano,  nel progetto “Il Mito dei giovani” , afferma che i giovani vogliono e possono realizzare i propri sogni. Fin da piccoli viene insegnato loro che devono essere imprenditori di se stessi e devono sviluppare creatività e talento. In questo senso, sottolinea Arvidsson, «il mito dei giovani sognatori diventa uno strumento di potere: forma delle persone educate a pensare che sia normale, buono e giusto coltivare dei sogni – anche irreali – e orientare la propria vita verso la loro realizzazione».

Io penso che dobbiamo raccontare le fiabe fin da bambini e non smettere mai, e raccontare che il drago cattivo esiste ma può essere sconfitto! Solo così, possiamo sconfiggere la paura e  pian piano ci possiamo riappropriare dei nostri sogni.

E incredibile che i fotografi passino anni o addirittura una vita intera, cercando di catturare dei momenti che messi insieme non equivalgono nemmeno a un paio di ore. (James Lalropui Keivom)

 

Un commento su “Dobbiamo tornare a raccontarci le fiabe a lieto fine…. riflessioni tra le vigne

  1. Tiziana

    Mi piace molto quello che scrivi, ma faccio fatica a leggere, il carattere che usi è troppo chiaro e troppo piccolo. Il più delle volte lascio perdere. Ti consiglio di mettere un pochino più in evidenzia. Un abbraccio

    Rispondi

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