Brigidini toscani, tra i dolci una ricetta “sbagliata”, una storia antica

I brigidini toscani sono un dolce classico della tradizione, biscotti simili a cialde dal colore oro/arancione con un tocco unico e speciale tra gli ingredienti della ricetta originale: i semi di anice. La loro storia narra di un convento di suore devoto a Santa Brigida, patrono di Svezia, da cui deriverebbe l’appellativo di questi dolci. Un errore nel fare l’impasto delle ostie avrebbe originato un piccolo “peccato” di gola: le sorelle avrebbero deciso di non buttare via il composto, ma di arricchirlo con uova e anice.

brigidini, insieme di brigidini in un cesto

Alcuni giurano che la parola derivi, invece, dal nome proprio della suora che commise lo sbaglio (e che pare molto si adombrò per averlo commesso). Conosciamo il periodo in cui brigidini e ricetta vedono la nascita e l’iniziale diffusione, XVI secolo, e la zona di origine: Lamporecchio, in provincia di Pistoia.

I brigidini toscani hanno una storia lontana e particolare ed altrettanto autentico è il modo in cui venivano originalmente preparati: piccole palline degli impasti erano poste per pochi attimi tra due “schiacce” (stampi di ferro) riscaldate sulla brace. Una volta pronti i brigidini venivano staccati e messi nei corbelli di zinco, per essere venduti.

Ai nostri giorni troviamo il brigidino in ogni angolo e sagra di Toscana, realizzato con le macchine automatiche, ma capace ancora oggi di conservare un sapore artigianale e genuino. Io adoro i brigidini, aperta una confezione faccio fatica a fermarmi… e voi?