C’era una volta l’esodo: carico di mille pacchi e tanti sogni

saporedimareOggi è scattato il grande esodo, da bollino nero come si dice oggi, sarebbe dovuto essere il giorno tanto atteso tutto l’anno, il giorno della libertà dal lavoro dalla routine. Il grande esodo del primo we di Agosto è sempre stato quel serpentone di auto stracariche di uomini, pacchi e pacchetti e tanta gioia e voglia di divertirsi, di ballare tutti insieme intorno al jukebox al bagno sulla spiaggia. Erano gli anni di un Italia povera ma felice, divisa solo dal tifo leale per i colori della maglia di calcio della squadra del cuore, tra chi amava di più Antonioni o Cabrini. Erano gli anni della Fiat degli Agnelli, della Barchetta quell’auto che ha fatto sognare intere generazioni di giovani. Erano gli anni delle lotte per la libertà, i valori, gli anni della trasgressione, delle lotte politiche. Esplodeva la creatività, la voglia di progresso a tutti i costi. Sono stati gli anni dei media, dalla radio si passa alla Tv e subito dopo a internet dove la nuova enciclopedia non si chiamava più la Treccani ma wikipedia.

Gli anni 50 hanno sancito l’inizio anche per il popolo al diritto alla vacanza come recita l’articolo 36 della neonata Costituzione: il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi. Dal 13% di fine anni 50 già nei primi anni 60 il dato sale al 21% e l’istat rivela un tempo di permanenza media fuori dalla residenza abituale di 3-4 giorni ed il lusso è potersi comprare un gelato. Negli anni 70 in vacanza va di moda il campeggio e con la crisi petrolifera e il blocco dei mezzi con le targhe alterne ci si sposta in autostop. Nel 1985 l’Istat rileva che il 46% della popolazione va in vacanza e sono gli anni delle agenzie di viaggio con i cataloghi di carta infiniti pieni di villaggi vacanze. Il 2000 segna una svolta epocale infatti nel 2001 gli italiani hanno scelto via Internet quasi un milione di pacchetti vacanze e un italiano su due è andato in villeggiatura scegliendo come meta per il 90,6% l’Italia.

Ed è arrivando ai giorni nostri che il turismo, nato per pochi e diventato di massa, si specializza, si diversifica e guarda ai propri errori del passato senza smettere di provare nostalgia per quel gelato da 150 lire e per un tuffo dove il mare è più blu. Oggi siamo la Repubblica dei selfie e come dice la canzone di questa estate “Di chi si abbronza con l’iPhone ma non abbiamo più contatti soltanto like a un altro post”. Le file verso il mare con Celentano a tutto volume non ci sono più ma soprattuto non c’è più la speranza in un futuro migliore, c’è incertezza e paura per il nostro futuro.   I più coraggiosi, chi decide di sfidare la sorte e si sdraia al mare è assillato dalla classica domanda: dovremo tornare con la valigia di cartone come i nostri nonni ad emigrare? verso dove? quale lingua dovremo imparare? Perchè la nostra povera Italia non riesce a ripartire? Quali sono i problemi e quali le ricette? Purtroppo queste non sono le domande del cruciverba estivo, ma sono il nuovo rebus che accompagna gli italiani, sia chi è rimasto in città e si prepara ad un autunno di “lacrime e sangue” questo è il termine di moda in questi anni, sia chi è sotto l’ombrellone con il dubbio se il postino ha notificato qualche sorpresina e al ritorno sia già stata ipotecata la casa da Equitalia o un pignoramento ti ha bloccato il conto in rosso.

 

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